IT La musica intorno, Maurizio Mazzacane (dec.2012)

Magnolia è un disco firmato. Perché ogni accordo trascina il nome e il cognome di chi lo ha disegnato. E anche al primo ascolto, senza conoscere l’autore, quelle note e quegli spartiti svelano il pianismo – questa volta ancora più fresco, più immediato e meno intimo – di Mirko Signorile. Che presenta l’ultima produzione della propria già sufficientemente corposa collana personale.
Magnolia, dunque: questo è un album che coniuga e miscela leggerezza e semplicità, ma senza sminuire lo spessore compositivo. E senza ripercorrere il solco di Clessidra, il primo (e fortunatissimo) lavoro confezionato a proprio nome da Mirko Signorile: una scelta, immaginiamo, precisa. E che ci sentiamo di condividere. E’, di fatto, un disco diverso. Più attento, probabilmente, a certi gusti della gente, che oggi si avvicinano ad una musica meno cerebrale, più diretta. Ma, comunque, venato da sonorità digeribili: per ogni tipo d’orecchio. Le tracce sono undici, di minutaggio contenuto. Come sono undici le storie raccontate attraverso gli occhi di una bambina dalle scarpe rosse: Magnolia, appunto. “Viola” è il colore preferito dell’autore. Un ragazzo di trentanove anni (a febbraio) che prova a sognare. Oppure, il colore della sua anima. “Come i Burattini” è quel mondo in cui le gioie e la malinconia si incontrano. “La Rosa nel Deserto” è un brano che nasce per caso e per necessità, ma anche un omaggio all’Africa. “Magnolia”, che dà il titolo all’intera raccolta, è una bimba immaginaria che possiede il dono di sorprendersi. “E Si Aprirono le Ali” è dedicata a quanti escono da un periodo particolarmente delicato della propria vita. “Il Giro della Testa”, vocalizzato da Giovanna Carone, è quel momento in cui si materializza qualcosa di inatteso. “La Danza del Rivale” sono le evoluzioni da corteggiamento di un uccello. “Racconti di Fata” parla di magia ed incantesimi. “Autoritratto” è la fotografia di una persona solare e, contemporaneamente, un pezzo che si appoggia sul più noto “Retrato em Branco e Preto”, musicato da Tom Jobim. “Intorno a Me” è pensato in sol, esattamente come “Intorno a Noi”, inserito in Clessidra. E, infine, “La Villa Bianca”, ambientato ad Ostuni e dedicato a una persona cara che non è più tra noi, è composto per soli piano e violoncello.
Il lavoro discografico persegue i concetti di bellezza e di passione. Ma, innanzi tutto, certifica l’estrema sensibilità di un artista versatile, che sa districarsi attraverso stili diversi e impostazioni differenti. Lasciando, sempre e comunque, un’impronta. La propria impronta. Basta ascoltare, per rendersene conto.