ITA 4arts.it, Fabrizio Ciccarelli (feb.2015)

Le atmosfere distorte e visionarie che hanno animato le Blue Notes contemporanee che abbiano inteso risolvere il problema fra Astrazione e Concretezza sono state l’inizio della formazione di un Non Genere che ha sentito l’obbligo di passare attraverso contraddittorietà fra termini diversi, posti come Simbolo di una Devianza e di un Disordine che potesse rendere l’idea di una concezione musicale ideata fra le impervie dello sperimentalismo e l’intrico di una Dinamica radicale, definita da una “joie de vivre” pantagruelica, aggressiva, incrementale.
La provocazione del titolo – sostiene la Palazzi – “è nell’omicidio virtuale della visione infantile del mondo in cui è sempre il bene a trionfare e i cattivi a soccombere, come perdita di un’ingenuità ludica e fanciullesca in ragione di una maturità turbolenta e spesso amara”. Una provocazione che alimenta la fantasia antiperbenista e che deglutisce ogni intossicazione suburbana, ogni “perversione” della Materia sonora che doni falsa Salute e falsa Vita ad un Mondo irresponsabile che non sappia e non voglia immaginare nulla del proprio futuro.
Il Corpo emotivo dell’album corre in scansioni Blue e Free (“Sudoku Killer”), in percorsi acidi e bruni (“Hitori”), in sospensioni fantasmagoriche (“Nurikabe”), in spiritualismi alchemici dominati da un vocalismo cannibalesco Punk e da un solismo forte e astratto che pone in contatto l’Hard Bop col New Metal (“Futoshiki”).
Il sentore della “Malattia dell’Anima”, incapace di sorridere, irride ogni riferimento allo stilismo dei valori fisici per delineare in “Masyu” un Progressive del tutto lisergico, metallico, acido, fremente, nel quale la Fusion satirica di Frank Zappa, il Simbolismo karmatico dei Nirvana (cui il titolo allude) e l’Alternative dei Morphine si fondono in un Underground che sembra evocare tanto l’Ipnosi liberatoria ed iconoclasta delle possenti Apparizioni elettriche di Bill Frisell quanto la drammaticità psichica dell’intercontinentalismo dell’ultimo Charlie Mingus.
Sudoku Killer, al di là del gioco numerico fra Ascisse e Ordinate dell’ecografia uterina per la Cover , dimostra ampiamente quanto il Jazz sappia sempre essere Arte ed Ingegno quando non depauperi i propri storici costituenti inventivi, quando non intuisca proibizioni e sappia esprimere il desiderio di conoscere al di là di ogni rito gestuale e di ogni segno formalista. Peccato che in pochi se ne accorgano.