ITA alfabeta2.it, Paolo Carradori (apr.2018)

Si potrebbe subito riflettere sull’uso evocativo dell’elmo, che spicca severo nella sua rozza, arcaica fattura dal booklet del cd, sulla sua tradizionale funzione difensiva. In questo caso come salvaguardia di un percorso unico, quello degli Hobby Horse, formazione che da anni infrange con rigore quasi feroce confini, stili, estetiche che si rifanno a jazz, free-improvvisation, rock, punk, elettronica. Tracce che vengono fagocitate, rielaborate, mischiate e restituite in una forma che le contiene tutte ma allontanate da una qualunque logica imitativa. “Helm” accentua la specificità di questa strada, complessa, inquieta, affascinante. Le ance di Kinzelman raccontano storie con accenti caldi e astratti, Rehmer disegna una trama di sottofondo scura e densa mentre Tamborrino lancia fuochi d’artificio con un drumming muscolare ma anche sofisticato nel sottolineare nel dettaglio i diversi ambienti sonori. Tutti, usando voce ed elettronica, ampliano poetiche e aspetti onirici. La doppia traccia finale, oltre 25’ di quasi silenzio, un fiume appena increspato solcato dalle provocazioni verbali di John Cooper Clarke, tunnel depurativo.