ITA alfabeta2.it, Paolo Carradori (jul.2018)

I musicisti, un po’ come tutti gli artisti, nascondono spesso una seconda personalità. Usando una scontata metafora, quella letteraria di Dr. Jekyll e Mr. Hyde, si potrebbe dire che Giovanni Guidi con questo lavoro ne esplicita una molto lontana dalle estetiche Ecm da lui frequentate. In “Drive!” non ci sono filtri, nell’agilità del trio, l’uso del piano elettrico e tastiere, con il particolare montaggio dei suoni nella postproduzione, esplode tutta la voglia di percorrere sentieri diversi. Ma il risultato non è certo un prodotto di laboratorio. Anzi i tre musicisti rischiano molto, si avventurano in spazi diversi, angusti e spigolosi, più aperti, non disdegnando accenni melodici ma sempre miscelati in una densa e visionaria ambientazione urbana. I rischi di nostalgie anni ’70 (i flussi elettrici di Miles, le lezioni di Corea, Jarrett e Hancock) ci stanno ma Guidi-Rehmer-Scettri non ci cascano, vanno dritti per la loro strada, quella di chi quelle suggestioni le conosce bene ma le rimette in gioco con il senso della storia e lo sguardo in avanti. Drive! con il suo puro istinto di creazione istantanea/paritaria in qualche modo sfida anche alcuni eccessi di progettualità a tavolino del jazz d’oggi. Allarghiamo la mente.