ITA alfabeta2.it, Paolo Carradori (jun.2019)

L’opera del pittore cileno Juan Martínez Bengoechea nella copertina di Encelado racconta bene quello che c’è dentro, la musica dei Luz. Quell’equilibrio instabile, quella sfida, quel rischio in una ambientazione dal taglio surreale li troviamo ben distribuiti nelle tracce di questo secondo lavoro della formazione. Un impasto eccitante di suoni e storie cosmonautiche, di deserti, radiazioni cosmiche, di gatti e memorie di ninne nanne. Il trio funziona come un laboratorio dove l’esplorazione di percorsi mai banali, qualunque sia il racconto, è spesso caratterizzata da una urgenza espressiva sviluppata su fondali ritmici asfissianti, saturi e visionari. Un rock mobile che si diluisce in aspetti immaginifici ma anche in colori etnici danzanti per parlare di uomini, donne, di lotte. Ancillotto evoca il banjo, la chitarra bianca alle origini del jazz, ma è anche decisamente astratto e radicale nei collettivi. Legari garantisce quella pulsione densa indispensabile affinchè la musica scorra sospesa e concreta. Scettri imbattibile e tellurico sulle pelli nei tempi mozzafiato, costruisce una ragnatela di colori intriganti anche negli spazi più riflessivi e aperti.