ITA alfabeta2.it, Paolo Carradori (nov.2017)

Una musica molto programmata e pianificata parrebbe proprio fare a cazzotti con l’idea (usurata?) di un jazz libero, tutta energia e improvvisazione. I tre Pericopes dimostrano, come altre realtà contemporanee soprattutto statunitensi, che libertà e improvvisazione si possono gestire all’interno dei canoni estetici, quasi cameristici, di una musica ampiamente scritta senza negare nessuna tradizione o avanguardia. “Legacy” è un bel lavoro, poetico, sofisticato, asciutto, che non cede a nessuna tentazione di spettacolo sonoro. Dentro un rigore condiviso, quasi cool, la formazione affronta ambienti diversi sia dal punto di vista dell’impasto di colori che ritmico usando uno stesso metro linguistico, un dialogo serrato e intenso distribuito in una tensione vitale dalla prima all’ultima traccia. Il tenore di Vernizzi ci guida con un suono freddo e introverso nei meandri di un jazz urbano e notturno. Le tastiere di Sgobbio, oltre ai corposi unisoni, distribuiscono in una fitta ragnatela pulsante un sottofondo ricco di sfumature. Wight alterna tocchi leggeri e vibrazioni, ad una muscolare stesura di un tappeto ritmico scoppiettante, sempre coerente.