ITA Alias (Il Manifesto), Guido Festinese (dec.2016)

La label pugliese Auand continua a sfornare dischi, a dispetto di una crisi conclamata, e del fatto che (teoricamente) ben poco spazio di manovra è rimasto a chi ricorre a un mezzo così desueto, nel gran turbinare di “clic” su una tastiera. Eppure certi cd rimarranno e meno male che qualcuno rischia sull’oggetto fisico, magari anche curato graficamente: vuol dire che ci prepara a una guerra di posizione investendo su energie fresche che darà i suoi frutti più avanti. Prendete ad esempio Swedish Mobilia, trio con chitarra all’esordio con l’ironico It’s Not Jazz, It’s Worse: il loro disco “peggiore del jazz” non offre nessun consolatorio jazz “com’era”, ma cerca spigoli e asimmetrie, precipizi armonici, dissonanza ed energia. Tonificante.
Plastic Breath di Filippo Vignato offre invece un trombonista “mutante” che da Petrella e altri grandi ha preso il gusto per l’azzardo sul suo strumentone: lo filtra in ogni modo possibile, si immerge in pregiate gazzarre con un piano Fender e la batteria. E che dire di un disco che si intitola Hardcore Chamber Music, a firma del chitarrista Manlio Maresca con il gruppo Manual For Errors? Album e band valgono ben più d’un ascolto distratto.