ITA All About Jazz Italia, Emmanuel Di Tommaso (jun.2020)

“Welcome to the Boom Collective world. Make some space into your heart and fill it with love and music and these vibes that come from within. Close you eyes, feel it, touch it.”

Con queste parole pronunciate sulla base swingante di batteria e di basso dell’iniziale “Opening Gate,” Angela Esmeralda dà il benvenuto nel mondo dei Boom Collective, un progetto nato nel 2018 dalla mente di Gaetano Partipilo. Il sassofonista di origini pugliesi, punta di diamante del jazz italiano a livello internazionale, riunisce intorno a sé un ampio collettivo di musicisti di diverse età, personalità e percorsi artistici, uniti dall’amore per la Puglia e dal desiderio comune di promuovere la ricchezza e l’innovazione musicale del proprio territorio, riconnettendolo a quelle correnti oltreoceaniche (in particolare la scena newyorchese in cui il band leader ha lavorato e suonato più volte) a cui Partipilo, per affinità elettiva e background, è indissolubilmente legato.

Boom Collective è anche il titolo del loro esordio discografico, un album che è innanzitutto un manifesto d’intenti, “un’esplorazione multi-stilistica di una cosa-jazz,” come dichiarato in copertina, ma anche un tributo alla terra originale pugliese, crocevia di culture costantemente sospeso fra tradizione e innovazione, e “a tutti i musicisti che continuano a sperimentare, sviluppare e produrre le proprie idee in questa parte del mondo.”

Malinconia mediterranea, pensieri marittimi, digressioni rumoristiche sperimentali, crescendo cosmico-spirituali degni di Kamasi Washington, espansioni orchestrali che sembrano tratte da colonne sonore di spy-stories dimenticate: Boom Collective ha un impatto sonoro magnetico, con un sound eterogeneo avvolto da un irresistibile imprinting coltraniano. Proprio John Coltrane è il convitato di pietra del disco, onnipresente in filigrana, ma anche esplicitamente, come nell’ultima traccia, una reimmaginazione di “Naima,” più scarna rispetto all’originale, e richiusa su sé stessa, attraverso una maggiore consistenza della caducità percussiva e l’effetto-eco al sax rimandante a ricordi lontanissimi nel tempo.

“Close your eyes,” dicevamo, che oltre a essere una delle tracce più vibranti, è anche l’invito reiterato per tutto lo scorrere del’album, a mo’ di leit-motiv, sia attraverso le voci calde, ventriche, di Angela Esmeralda e di Carolina Bubbico, che tramite gli assoli immersivi, piazzati sapientemente in coincidenza dei cambi di ritmo e di atmosfere dei brani (memorabili in particolare il sax di “Love Boom” e di “Dark Matter,” il contrabbasso di “Close Your Eyes” e la chitarra elettrica methenyana di “In Tension” e di “Protest”). Chiudere gli occhi è il gesto che ci consente di passare dalla realtà al mondo dei sogni, che è forse, come dimostra questo disco, l’unica dimensione in cui possiamo “realmente” vedere e comprendere il mondo. Chiudere gli occhi è anche il gesto del migrante, dello sradicato, del “doppio assente” per dirla con Sayad, di chi per varie ragioni vive lontano dalla propria Madre-Terra, amata e odiata, come tutte le Madri, e raggiunta tramite quel semplice immenso gesto, che di colpo ci fa ritrovare stretti in quel materno abbraccio di cielo e di mare.

Non si può che essere grati al Boom Collective, per questo flusso di sensazioni, e per averci restituito un’istantanea autentica della terra di Puglia, lontana dalle rappresentazioni cartoliniche e folcloriche promosse dagli eventi mainstream (Notte della Taranta in primis), con musica da sentire e da toccare, nel jazz e al contempo oltre il jazz, plasmabile nella sua concretezza, e capace, attraverso le emozioni, di assorbire e ritrasmettere le molte voci del Mediterraneo.

“Still there, guys? Here we are. Did you find your space? Did you hear that smell? Did you visit that place? Did you find us? We are still here. Ready to tell you and feel a lot of stories. So close your eyes. Close your eyes. Close your eyes.”