ITA All About Jazz Italia, Emmanuel Di Tommaso (mar.2020)

Proprio dopo aver raggiunto l’ideale sublimazione sonora e l’equilibrio strutturale nell’album Newswok con il progetto Synapser ed il contributo di Ralph Alessi, il pianista e compositore di stanza a Cremona rimescola le proprie carte creative ripartendo (quasi) da zero con il progetto-disco Strange Spy che, fin dal titolo (anagramma di G. T. Synapser), si presenta in quanto alter ego o, come spiega lo stesso Giancarlo Tossani nel comunicato stampa di uscita dell’album, come “un insolito straniero che in una prospettiva musicale anti-romantica dialoga con gli espedienti della tecnologia musicale e le risorse dei menu, alle prese a volte con ‘Note che non sono le mie,’ per parafrasare il titolo del libro di Emmanuel Carrère.”

Strange Spy è sostanzialmente una sorta di gioco di specchi, ma di quelli molto seri, in cui Tossani, con il coraggio e la curiosità di quegli artisti che, come le migliori spie, non temono di sdoppiarsi e diventare altro da sé stessi, integra distorsioni, loop alienanti, spasmi di drum machine, campionature di rumorismi e vociferazioni ed altri elementi elettronici e digitali derivanti da apparecchiature e software molto in voga nell’attuale panorama musicale, con composizioni e sonorità di derivazione umana, con il suo immancabile pianoforte minimale al centro di questa tempesta sonora.

Un progetto assolutamente innovativo, sia concettualmente che formalmente, che tuttavia non sradica del tutto Tossani dal percorso artistico intrapreso, grazie alla presenza di alcuni elementi di coerenza: l’interazione in particolare, concepita sempre come opportunità di risonanza. Ciò che in Strange Spy cambia rispetto al passato sono i soggetti (o meglio: gli oggetti) dell’interazione, che non avviene più solo fra strumenti musicali suonati da esseri umani, ma anche fra rumorismi digitali prodotti dalle strumentazioni, in una relazione uomo- macchina che, intensificando il paesaggio sonoro, scatena imprevisti più che linearità, espansioni invece che confinamenti. Il risultato è un monolite sonoro allarmante e distopico che genera sinapsi oscure e inebrianti.

Ridurre tuttavia Strange Spy a una mera ricerca stilistica fine a sé stessa, sarebbe fuorviante. Ciò che Tossani vuole smascherare è, in ultima istanza, l’imprevedibilità e l’inconsistenza dei frutti dell’automazione. Siamo di fronte a un’opera d’arte totale, che, in quanto tale, è specchio del nostro tempo.