ITA All About Jazz Italia, Luca Pagani (sep.2009)

E’ un originale studio più che un omaggio vero e proprio a Béla Bartòk questo incontro tra la band torinese 3quietmen e il pianista Stefano Battaglia. I Mikrokosmos sono 6 libri in cui il compositore raccolse 153 piccoli brani dalla scrittura inizialmente facile e via via più complessa, melodie raccolte, esemplificative, ludiche, come a scoprire la semplicità del suono e della musica, che smette di essere attività puramente intellettuale, e ritorna ad essere gesto e gioco.
Bartòk intese ricercare quindi un nuovo metodo pedagogico per l’apprendimento della musica che scavalcasse i manuali e i metodi.
I musicisti affrontano il progetto ricercando nei Mikrokosmos l’ispirazione, ritagliando alcuni frammenti e partendo da essi per costruire, come ipotetici allievi del Maestro, sviluppi e fraseggi nuovi, carichi di nuovi dettagli. Un compito affrontato con sicura capacità e buona intenzione.
In realtà però i microcosmi trattati in questo album sono molto di più che semplici ispirazioni, e Bartokosmos risulta un album di vere e proprie rivisitazioni dei brani originali. E’ piuttosto semplice infatti riconoscere le frasi e le note originali ascoltando “Broken,” brano strutturato in relazione al Mikrokosmos n. 42. Ascoltiamo qui quasi un ricalco del semplice e orecchiabile tema bartokiano, soprattutto da parte di tromba e piano, mentre la batteria esegue dinamiche diverse, aiutando la musica ad uscire un pochino dallo stretto legame con lo spartito.
A volte, come nel caso di “Bulgarian Rhythm,” lo sviluppo del Mikrokosmos risulta un pochino ingenuo. Tutto il brano è tenuto dal dub elettrico del basso, laddove Bartòk esprimeva una piccola canzone spensierata, il tono del brano diventa ora intellettuale e scuro, con interventi di piano e effetti elettronici che hanno una sola intenzione: non arrivare a nessun sviluppo conclusivo. Un pochino (post)rock, insomma.
Ancora quasi prettamente rock è “Dialogue,” con costante inserimento rumoristico di effetti elettronici, mentre la batteria suona come i Melvins. Poi, nel mezzo del brano, il piano riprende il tema, solitario.
Zappiano è l’inizio di “Variations,” brano in cui il piano si rivela finalmente uno strumento grande, maestoso, potente, conclusivo. Infatti Stefano Battaglia suona nuovamente tra inquietanti rumori elettrici gran parte delle dinamiche a propria disposizione, sgretolando la materia sonora, e la melodia – inquietante – fluttua intorno al caos e al caso.
Stessa intenzione realizzata in “Buzzing,” in cui il contrabbasso e il pianoforte proseguono su strade alternate controllando il flusso melodico e riuscendo con capacità a trasportarci sempre in direzioni diverse, facendo vivere all’ascoltatore opposte ed intriganti emozioni. Il jazz e la musica classica si incontrano, si scontrano. E’ in questo momento che senza paura i musicisti esplorano nuovi territori, camminando tra i cristalli senza paura di rompere nulla. Un brano imponente, maestoso e semplice.
Lo sviluppo lento e sentimentale di “Adagio” è un saliscendi melodico e dorato, una canzone vera e propria in cui – ancora una volta – non è chiaro da dove partano e dove arrivino le note.
Bartokosmos dimostra sia l’attualità di Bartòk che la sensazione di quanto il compositore ungherese sia, giustamente, considerato trendy ai giorni nostri.