ITA All About Jazz Italia, Luigi Sforza (feb.2015)
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La copertina dell’ultimo CD del contrabbassista Niccolò Faraci illustra una serie di personaggi incastrati su un piano di costruzioni Lego. It Came to Broadcast the Yucatan è un progetto che si divide in undici tracce, tutte caratterizzate dalla sana spregiudicatezza di chi vuol essere fuori dalle logiche convenzionali e autoreferenziali del jazz. Il disco è una spregiudicata elaborazione corale che parte da precise idee tematiche.
L’atteggiamento compositivo di Faraci privilegia la sinuosità, la spigolosità, un’immaginaria visione etnofonica—come in “Harbor Tarlo”-il frazionamento stratificato e ritmicamente elaborato delle cellule tematiche piuttosto che la piana e appagante linearità melodica.
A sostenere il processo espositivo dei temi è generalmente il clarinetto basso di Achille Succi, ma è l’intero quartetto a supportare dialetticamente le sorti delle composizioni—spesso rafforzando le stesse melodie, come in “Never Feed That Pseudo Animal.”
Alcuni brani risentono più di altri dell’influenza free jazz. “92 Kg Fat Suite” abbandona sentitamente ogni vincolo strutturale per inseguire la via dell’eterofonia deformalizzata. Pur includendo momenti obbligati, il brano fotografa i musicisti—e tra questi il trombettista Luca Aquino -nell’atto catartico di realizzare collettivamente e in modo libero e destrutturato l’atto del far musica, raggiungendo così momenti di elevato spessore espressivo.
Caratterizza fortemente il sound la presenza del piano elettrico e del sintetizzatore, che produce un riuscito effetto progressive (come in certi momenti di “Happy Times and Fearless Mornings”).
It Came to Broadcast the Yucatan è sicuramente un disco iconoclasta, erede della tradizione di musica creativa ed improvvista europea, che Faraci sa utilizzare stilisticamente in maniera originale posizionando i suoni con graduale specularità contrappuntistica.
L’intero quartetto, riunito nei pressi dell’aeroporto di Malpensa per tre giorni nel settembre del 2011, ha saputo immergersi nelle idee del leader riuscendo a registrare un buon disco di jazz contemporaneo, ricco di buone idee, di entusiasmo e carico di energia sonora.