ITA All About Jazz Italia, Neri Pollastri (apr.2018)

Prosegue con successo il percorso di Pericopes+1, qui al secondo album dopo l’allargamento a trio del duo del pianista Alessandro Sgobbio e del tenorsassofonista Emiliano Vernizzi, trio che già aveva realizzato nel 2015 l’eccellente These Human Beings.
Stavolta i tre approdano all’etichetta Auand per pubblicare un disco registrato presso l’Artesuono di Stefano Amerio, frutto di un intensissimo lavoro dal vivo (oltre cento concerti tra USA ed Europa in due anni) che li ha visti anche perfezionare intesa e repertorio nel corso di due lunghe residenze all’estero. Il risultato conferma la cifra originale della formazione, che nasce dall’intesa tra Vernizzi e Sgobbio, dalla loro inclinazione per le narrazioni liriche e dal loro impiego di suoni e stilemi cameristici (si ascoltino per esempio la parte centrale di “November Tears” o la conclusione pianistica di “Zardis”), ma che è completata dal lavoro di raccordo della batteria di Nick Wight, la propulsione ritmica e gli interventi timbrici del quale trasportano il suono della formazione in un universo molto personale.
Si aggiunga a questo che in alcune tracce Sgobbio impiega il Fender Rhodes invece del pianoforte, conferendo alle atmosfere un colore assai diverso -è per esempio il caso di “Reverences,” che ha tratti di evocazione trascendente -e che, come già in Human Being, in alcune altre troviamo interventi vocali in talking -in modo particolarmente significativo nel brano che dà il titolo al disco -che producono un surplus di tensione dinamica e, infine, che sono frequenti (e ben progettati) i mutamenti di atmosfera -per esempio in “Red Sand Town” si passa da una narrazione su tempi veloci a una pausa sospesa dai suoni rarefatti, la quale avvia però un crescendo progressivo guidato dal sax tenore dall’impatto catartico: si potrà in tal modo intuire meglio la specificità identitaria della musica del trio, per cogliere pienamente la quale rimandiamo al consigliatissimo ascolto del disco.
Merita appena ricordare il valore dei tre musicisti, già apprezzato nell’album precedente (e negli altri del duo originario, che ha proprio in questi giorni in uscita un nuovo disco, What What) che si apprezza in particolare a un ascolto attento, in quanto messo al servizio di un lavoro estremamente sinergico e compatto.