ITA All About Jazz Italia, Neri Pollastri (jul.2019)

Torna Quilibrì, in formazione del tutto diversa dai suoi album precedenti Il drago è astratto, del 2012, e Ecco Fato, del 2009, se non per la presenza come leader del sempre suggestivo e stimolante sassofonista Andrea Ayace Ayassot, autore di tutte le composizioni tranne quella di apertura, omaggio a Franco D’Andrea, con il quale Ayassot ha da molti anni una feconda collaborazione.
Rispetto ai lavori con il pianista di Trento siamo qui in territori piuttosto diversi: comune la complessità delle tessiture, si è davanti contemporaneamente a una maggiore libertà e a una più diretta fruibilità, che passa da una forte intensità ritmica che caratterizza in vario modo tutti i brani. A ciò contribuisce certo il prezioso e ricco lavoro di Claudio Riaudo, le cui percussioni hanno un gusto etnico scevro però da influenze ben definibili e invece molto personale, ma è di fatto sostanziato proprio dal soprano di Ayassot: il caratteristico suono, tipico del ricurvo (si ascolti l’apertura solitaria di “Caffo”), viene costantemente frammentato, avventurandosi in ardite ricerche timbriche che producono frasi del tutto prive di ripetizioni e —cosa decisiva —sempre segnate dalla ritmicità. Il tutto viene saldato dalle belle sonorità della chitarra classica di Enrico Degani, che spesso offre aperture su spazi lirici, pur senza disdegnare a sua volta accompagnamenti ritmici.
Bel lavoro, senza alcun calo di tensione, del quale soggettivamente tenderemmo a indicare “Indi,” “Qui in aria” e lo stesso “Caffo” come momenti pienamente rappresentativi, che si coglie al primo ascolto ma dona ai successivi sempre nuove impressioni.