ITA All About Jazz Italia, Neri Pollastri (mar.2016)

A due anni di distanza dal precedente CD per Zone di Musica, ecco un nuovo, fortunato lavoro del quartetto Travelers di Matteo Bortone, che -assieme alle sue belle collaborazioni con Alessandro Lanzoni e Roberto Gatto -ha fruttato al contrabbassista pugliese il premio del top jazz 2015 come miglior nuovo talento.
Il quartetto italo-francese nasce in realtà diversi anni fa, nel 2008, arriva all’esordio discografico nel 2013 e adesso approda nel roster della Auand Records. In organico, accanto a Bortone, troviamo l’ottimo e ormai affermato Francesco Diodati alle chitarre, il meno noto ma interessantissimo Antonin-Tri Hoang alle ance e Ariel Tessier alla batteria. La cifra stilistica è tutto sommato quella che contraddistingue gran parte delle produzioni Auand: intensità dinamica, screziature elettriche, significativa complessità strutturale, subordinarietà degli aspetti melodici. Ne sono esempi la traccia di apertura, “Sunday Supermarket” e la cover dei Led Zeppelin “Houses of the Holy.”
Quel che però è caratteristico di questo lavoro e del gruppo è l’ampia presenza anche di parti riflessive, quasi sospese, con spazi dilatati e capillarità dei suoni -ne sono esempio brani come “Crackle,” “Locked Room” -e perfino atmosfere cameristiche -come nei due “Olvidao” -che se da un lato rendono più incerta l’identità della formazione, dall’altro la svincolano dall’omologazione a stilemi che rischiano di diventare ormai consuetudine e la aprono a una ricerca anche in direzioni altre.
Se la sommatoria dei fattori pur dando un risultato interessante non persuade completamente, in discussione non è però mai la qualità dei singoli musicisti, tra i quali emergono in particolare Diodati, capace di muoversi su vari e ben differenziati versanti con la sua chitarra, e la sorpresa Hoang, davvero apprezzabile a tutti gli strumenti ma particolarmente al clarone. Quanto al leader, aldilà del valore delle composizioni e della direzione artistica del quartetto, appare molto interessante la sua capacità di passare dal contrabbasso al basso elettrico, suonato in modo assai personale (vedi ad esempio “Tourne”).