ITA All About Jazz Italia, Neri Pollastri (sep.2017)

Basta scorrere la scaletta del disco per farsi un’idea dei riferimenti musicali di questo piano trio e apprezzarne preventivamente il coraggio: un brano a testa di Cole Porter, Thelonious Monk, Ornette Coleman e Paul Motian, ben tre di Carla Bley. Non male.
Certo, il coraggio di fare cotante scelte non immunizza dalla possibilità di deludere e far rimpiangere gli originali; ma il giovane pianista Giulio Stermieri, uso a collaborare con jazzisti piuttosto arditi e membro di The Assassins di Francesco Cusa, supera piuttosto bene la prova, indirizzando la formazione sulla strada di una creatività sinergica e di una libertà senza eccessi sperimentali ma ricca di invenzioni sonore, seguendo la lezione che del piano trio data da Paul Bley, marito di Carla, che con Ornette e Motian suonò e che Stermieri ha studiato approfonditamente.
E già l’incipit del CD, giustappunto un brano di Paul Bley, non delude: partenza percussiva del piano che prelude all’ingresso di una ritmica che lavora “alla vecchia,” su tempi veloci e trascinanti, ma anche in interazione con il piano. Una modalità che si ripresenta anche in altri brani -per esempio nella conclusiva “Ictus” -ma che altrove lascia spazi a stilemi diversi: “Ida Lupino,” per esempio, è sospesa e imprevedibile, mentre “Una Muy Bonita” conserva l’originale spirito ornettiano, adattandolo ai suoni del piano trio.
I due partner di Stermieri lo assecondano perfettamente: l’altrettanto giovane Giacomo Marzi sfoggia al contrabbasso una sorprendente libertà, anch’egli memore dei grandi improvvisatori dello strumento e -senza paura dei suoni “sporchi” o dissonanti -si prende spesso e a lungo la scena; il più esperto Andrea Burani svolge un ruolo atipico, apparentemente defilato, in realtà molto presente con modalità sensibili e sempre opportune.
Coraggio quindi messo a frutto in modo eccellente e che permette la realizzazione di un disco non banale, godibilissimo.