ITA AllAboutJazz, Neri Pollastri (may.2011)

Supergruppo messo assieme dal chitarrista e compositore Walter Beltrami (italiano, ma da tempo residente in Svizzera), il Paroxysmal Postural Vertigo presenta su disco quanto di buono ha fatto recentemente ascoltare dal vivo (clicca qui per leggere la recensione del concerto al Pinocchio di Firenze).

Le musiche sono quasi interamente composte da Beltrami in un periodo in cui era affetto da un disturbo causato da problemi dell’orecchio interno, appunto il Benign Paroxysmal Postural Vertigo che dà il titolo al disco. E l’ispirazione è quella di render conto in musica degli effetti prodotti dall’improvvisa comparsa e altrettanto repentina scomparsa dei sintomi, vale a dire delle improvvise e violente vertigini, delle sensazioni visuali psichedeliche, della totale instabilità.

Il risultato pare decisamente riuscito: fin dalle prime due tracce – anch’esse intitolate al disturbo – i cambi improvvisi di ritmo e di intensità dinamica, i riff reiterati e le strutture ipnoticamente spiraliformi, la potenza di suono scatenata dal quintetto, concorrono a creare ora momenti di netto straneamento – rafforzati da spazi di quiete apparente, screziata da suoni discordanti, come “What Is” o l’improvvisata “Unexpected Visit” – ora stati quasi di trance – come nella intensamente coinvolgente, bellissima “#2”.

In una musica che, nonostante le continue frammentazioni, è essenzialmente di gruppo e basata su una sostanziosa scrittura, gli splendidi solisti costituiscono comunque un valore aggiunto: sontuoso Jim Black, ora potentissimo e frastagliato, ora lieve e rumoristico, sempre comunque al centro di una musica che gli sembra cucita addosso; intensamente espressivo e – come sempre! – genialmente creativo Francesco Bearzatti, capace però di passaggi di soave leggerezza al clarinetto; sorprendente Vincent Courtois, il cui violoncello è in grado ora di duettare alla pari con il sax tenore, ora di produrre bordoni in crescendo che sollevano l’ascoltatore dalla sedia. Un po’ meno in vista rispetto alle esecuzioni live il basso elettrico di Stomu Takeishi.

Quanto al leader, oltre al plauso per le composizioni e per l’ottima resa del gruppo, va anche segnalato per un uso assai dettagliato ed espressivo della chitarra, su stilemi tra il rock e il jazz di Frisell, ma anche con un’originalità che è il tratto caratteristico di questo eccellente lavoro.