ITA altrisuoni.eu, Francesca Odilia Bellino (dec.2004)

“MA.RI” scaraventa l’ascoltatore in acqua, in un’apnea di soli quaranta minuti e due secondi d’improvvisazioni che si distendono e si contraggono su cinque temi/forme-aperte. Antonello Salis e Paolo Angeli in fuga: nella stessa corsia, su corsie parallele, a pel d’acqua, persi in profondità abissali, con l’occhio vigile a controllarsi, sempre. Si susseguono straordinari cambi di traiettorie con Salis al piano, alla fisarmonica, nei polpastrelli, alla cordiera e Angeli alla chitarra sarda, mentre scivola sulle corde e alita nella cassa armonica del proprio strumento.
Il silenzio avvolge le registrazioni, tutte estrapolate da live del 2002, e si frange sugli scrosci di un solo secondo d’emotività lasciato al pubblico. Un gap troppo breve perché faccia capire che cosa stia succedendo. Si ritorna in apnea.
“MA.RI” dispiega, dunque, cinque forme-aperte, mai meri esercizi di stile per una forma che si vuole già consumata. Qui l’improvvisazione (si) consuma. Il perno dentro cui si sviluppa è un tema che emerge solo nello svolgimento. Non ci sono andate e ritorni, piuttosto un lungo lavorio in corsa che apre a tragitti consapevolmente penetranti. Il dialogo è serrato, ma ha tempo per essere levigato, limato, teso, sotteso. La sospensione emerge come forza paradossalmente centrifuga, grazie alla quale i due trascinano in profondità. In fondo all’apnea, si erode una lunga pulsazione.
Salis e Angeli hanno adottato soluzioni che nel duo – perlomeno questo duo – risultano essere di grande incisività. Le incursioni percussive (cordiera del piano, corde della chitarra, fisarmonica, cassa) si distendono e si sfilacciano lasciando via via sempre meno sospesi. Sporadici sono i gesti aleatori, almeno nel primo lunghissimo incontro “Craul”. I gruppi compatti di note (che spostano il perno melodico senza mai generare dissonanze), dilatazioni e bruschi ritorni, accompagnati da continui strofinii di corde e di tasti, definiscono i modi di queste improvvisazioni. Non si perde mai il filo della melodia. In “Vasche” e “A braccio” veleggiano leggere le citazioni con echi di Morricone e dei Beatles.
“MA.RI” chiude quando non si vorrebbe. Deriva? Forse, casuale e nemmeno voluta. Ritorno, si direbbe. Le note si dissolvono con l’immagine rassicurante dei due finalmente emersi, trasferiti su barche a vela nello sfondo di un mare argenteo e granuloso. Il fiato pulsa ancora nella cassa degli strumenti, la Sardegna alle spalle riverbera. Strumenti sott’acqua, si ritorna in apnea.