ITA artearti.net, Ferdinando D’Urso (feb.2014)

Della pittura di Caravaggio, la critica ha sempre apprezzato la teatralità. I personaggi delle sue tele sono colti come su un palcoscenico che, ossimoricamente, li pone al di sopra del mondo e li rende assolutamente palpabili allo stesso tempo.
Così LUZ – quartetto formato da Giacomo Ancillotto alla chitarra, Tomeka Reid al violoncello, Igor Legari al contrabbasso e Federico Leo alla batteria – sviluppa in Polemonta – disco che la Auand pubblicherà online il 21 febbraio e distribuirà fisicamente dal 27 marzo – una continua suggestione immaginifica filmica e teatrale.
Le composizioni di Ancillotto e Legari creano ed accompagnano. L’ascoltatore assiste all’evocazione di ambienti ora mediterranei – come succede in Frate Mitra (e sue successive rêverie) e The Youngest Man Alive – ora underground e contemporanei – l’incalzante e inquietante Tomatoes, la postindustriale Riddim o la lunga True Stories – ora familiari come la garbata e tenera ninna nanna Dorme e l’arrangiamento dal grande cuore di The Night Has A Thousand Eyes (qui La Notte Ha Mille Occhi).
A rendere questa vocazione filmica sono chiamati la voce roca e spaventosamente umana del violoncello e il suono elettronico e moltiplicato della chitarra, a tratti straniante e aggressivo ma anche luminoso.
La title track, Polemonta, riassume l’uso continuo nel disco di sovrapposizioni ritmiche ricche di staccato che donano energia e vitalità tribale ai brani. Evidente questa forza intensa ed incisiva sposata ad un’ironia circense in Zdenek: un velocissimo swing sgangherato lascia spazio all’indiavolato e distorto assolo di Ancillotto che scompare nella parodia del klezmer, pronto a frantumarsi in un’accelerazione continua.
Polemonta è un disco gradevole, forse molto lungo, ma che si lascia ascoltare senza stancare offrendo all’ascoltatore una vasta gamma di impressioni ed emozioni.