ITA artearti.net, Ferdinando D’Urso (aug.2017)

Con questo “Chromos”, uscito in marzo per l’etichetta pugliese Auand, il pianista Domenico Cartago torna in sala d’incisione dopo un anno e mezzo dall’esordio con “Skylark”. Se il precedente lavoro si basava sostanzialmente sull’interpretazione di standard questa nuova fatica – portata a termine con il contrabbassista Giorgio Vendola, il batterista Pippo D’Ambrosio e il contributo della cantante Elisabetta Pasquale – ci presenta il Cartago compositore con sette brani (nove nella versione digitale) originali.
La musica contenuta nell’album lascia che un’anima potente e forte si incarni in un minimalismo fisso ma fitto. Lo si sente chiaramente in Indaco: su una base rock si sovrappongono diversi loop di pianoforte e di un contrabbasso che con l’arco si arrampica sugli armonici. L’interessantissima conclusione di D’Ambrosio, frammentata e spezzettata, rompe il processo di sviluppo, insieme minimale e denso. La stessa sensazione di pienezza lenta si ha anche in Anatema e in Chromos. Più complessa la struttura di Ocra: la tensione rock si colora di una leggerissima nuance orientale ma viene interrotta da una pausa. Il contrabbasso con l’arco nel registro acuto delimita uno spazio sonoro più rarefatto e ampio che mano a mano si carica in un lungo e coinvolgente climax. Se il groove e la conduzione melodica di Gamma suggeriscono una sorta di pop sofisticato, Krene rivela la fortissima influenza dei “piano trio” di riferimento degli ultimi anni (Brad Mehldau e i The Bad Plus, ad esempio).
Se, come dichiarato nel comunicato stampa, l’intenzione di Domenico Cartago è offrire una musica che accompagni le varie fasi della vita e ne descriva i colori, “Chromos” riesce nell’intento a livello personale, individuale. Ci mostra la prospettiva del suo autore che, sebbene velata di linee malinconiche, rivela una certa forma di ottimismo o, per meglio dire, di un sereno fatalismo tutto meridionale.