ITA artearti.net, Ferdinando D’Urso (oct.2016)

Esce per Auand il nuovo lavoro discografico di Piero Bittolo Bon. In questo suo “Big Hell On Air” il sassofonista si pone alla testa di un quintetto – complessivamente indicato come Bread & Fox – completato da Filippo Vignato al trombone, Glauco Benedetti alla tuba, Alfonso Santimone al pianoforte e Andrea Grillini alla batteria. L’organico, con la tuba tra i fiati e privo del basso, fa venire in mente una versione ridotta del Very Very Circus di Henry Threadgill e, in effetti, così è.
Oltre al chiaro omaggio che il quintetto offre in chiusura eseguendo Paper Toilet – composizione di Threadgill contenuta nell’album “Too Much Sugar For A Dime” – è lo stile generale della scrittura e dell’arrangiamento di Bittolo Bon a rivelare questa parentela. Lo si sente in Gutkäfer Strut quando la massa sonora degli ostinati omoritmici lascia spazio ad un tempo pseudo-latino che sembra mutuato pienamente da “Spirit Of Nuff…Nuff”, album d’esordio del Very Very Circus. Ancora a riportare alla mente le sonorità della musica di Threadgill concorrono l’uso massiccio di riff corali – posti a segnare i cambi di sezione – e i pedali ciclici e pervicaci che fanno da sfondo alle improvvisazioni dei solisti; ne è un esempio Spice Girls From Arrakis, nel quale il pianoforte di Santimone getta degli spruzzi di note incastrati in ritmiche fitte e piene, mentre il trombone di Vignato si erge su un ostinato loop. Elementi simili si ritrovano anche in Flagstaff che, dopo un avvio quasi minimalista, alterna un episodio molto disteso ad altri di grande forza. L’influsso dell’AACM e, più in generale, dell’ambiente di Chicago si rivede anche nella scelta del titolo della scura traccia di apertura: #b2de10 potrebbe infatti sembrare un brano di Anthony Braxton anche grazie a quella melodia unisona leggermente sfasata che si snoda fra rumori concreti e materici. Molto diversa è invece l’atmosfera di Topinambur Topinamour; il suono è qui decisamente più ampio, il pianoforte improvvisa con toni decisamente più romantici e malinconici mentre, attorno ad esso, i fiati dipingono l’ambiente di tinte angoscianti e scure (Bittolo Bon utilizza il clarinetto basso e Benedetti il corno baritono).
Piero Bittolo Bon è un solista vigoroso, ottima guida per questo ensemble nel quale l’improvvisazione, specie quella collettiva, è davvero elemento fondamentale. Sebbene l’uso frequente di loop possa far pensare ad una non necessità di interplay, un’analisi attenta rivela l’importante e sostanziale dose di ascolto che i musicisti, tutti esperti, hanno impiegato per raggiungere questo risultato.
“Big Hell On Air”, con il suo trio di fiati, giunge infine a ricordarci l’importanza del contrappunto, non rigoroso in senso accademico quanto funzionale ed estetico. È questo utilizzo dell’orizzontalità nella scrittura di Piero Bittolo Bon che rende quest’album interessante e che induce a sperare di poter ascoltare questo repertorio dal vivo.