ITA artearti.net, Ferdinando D’Urso (sep.2016)

“Plastic Breath”, disco d’esordio nel ruolo di leader per il trombonista Filippo Vignato, è stato pubblicato il 9 settembre scorso dalla Auand. Opera dal respiro internazionale – come spesso accade nei lavori prodotti da Auand – l’album vede la partecipazione del francese Yannick Lestra al pianoforte Fender-Rhodes e ai sintetizzatori e dell’ungherese Attila Gyarfas alle percussioni.
Al centro della ricerca compiuta da Vignato sta il suono, inteso come materia plastica fondamentale. Questo è visto come un prodotto sostanzialmente umano, la materializzazione fisica delle idee musicali degli improvvisatori; sono dunque questi ultimi a controllarne ogni fase, dalla genesi alla manipolazione. Il suono degli strumenti viene, infatti, consegnato agli ascoltatori ora acustico, ora filtrato da numerosi effetti elettronici che lo rimodellano in nuove e psichedeliche versioni, come accade in Lev & Sveta o nel saturo Square Bubbles.
Molti generi fanno capolino in questo disco: da alcune pennellate latin di Lev & Sveta al rock potente e gagliardo di Stop This Snooze, fino al rock progressivo di Provvisorio il cui tema, sognante e allucinato, si libra in volo verso le istanze della Scuola di Canterbury. Tutte queste influenze sono però rilette attraverso la grande lente della musica improvvisata che dal jazz si muove verso la musica contemporanea: è evidente in Red Sky Hymn, tema irruento ma sospeso ad un tempo.
I brani sono montati come loop ritmici che fanno da sfondo per la ricerca timbrica e improvvisativa; il linguaggio utilizzato dai solisti è spesso carico, esplosivo e vigoroso come si apprezza bene nel tema frastagliato di Other Each.
Questo “Plastic Breath” è un disco che coinvolge; vi si sente convivere la tendenza generale verso la commistione del jazz odierno con il rock e la voglia di esplorare le possibilità dei linguaggi contemporanei. Aspettiamo di poterlo ascoltare dal vivo, di sicuro renderà ancora meglio.