ITA Audio Review, Aldo Gianolio (apr.2017)

Con “Stopping”, il giovane pianista Giulio Stermieri rende omaggio a Paul Bley, uno dei maestri del pianismo moderno, scomparso nel 2016 a ottantatré anni. Un omaggio oltremodo rispettoso, ma non di pedissequa ripetizione di stile, perché Stermieri (del quale già l’anno scorso era uscito sempre per la Auand un bel disco, “Smut! Clock! Spot!”, dove suonava l’organo Hammond) si ispira a Bley nella concezione musicale generale, con la messa a punto di un pianismo rigoroso, preciso, che rifugge da meccanicità e ostentazione di abilità; e aperto, inoltre, alle più svariate soluzioni, che possono tradursi in intimisti momenti pieni di silenzi o in spericolati passaggi con fitte note prese a tempo sostenuto. Nessuno dei sette brani proposti è a firma di Paul Bley, ma tutti da lui sono stati registrati in un qualche suo disco: sia “King Korn”, “Ida Lupino” e “Ictus”, a firma Carla Bley (che fu sua moglie e di lui ha mantenuto il cognome), sia “Una muy bonita” di Ornette Coleman, la ballad di Cole Porter “You’d Be So Nice To Come Home To”, “Once Around The Park” di Paul Motian e “52nd Street Theme” di Thelonious Monk.
Di Monk e di altri pianisti contemporanei (John Hicks, James Weidman e Craig Taborn) si sentono i riverberi nell’incedere sicuro di Stermieri, che ha un tocco deciso, si districa bene fra le armonie e dà strappi con la mano sinistra che ricordano un po’ quelli che si usano fare sull’organo, trovandosi benissimo con il batterista Andrea Burani e il contrabbassista Giacomo Marzi. I tre formano un insieme coeso ed elastico che avanza con omogeneo afflato e coerenza espressiva e formale; il modello, da questo punto di vista, sembra appunto essere il trio di Paul Bley dell’album “Footloose”, con Steve Swallow e Pete La Roca; ma un po’ anche quello di Duke Ellington dell’album “Money Jungle”, con Mingus e Roach.