ITA Audio Review, Aldo Gianolio (oct.2017)

Un trio bass-less, cioè senza il contrabbasso, è inusuale nel jazz. La scelta dell’eliminazione del pulsare tipico dello strumento potrebbe sembrare essere stata fatta proprio per distanziarsi dalla tradizione. Di fatto, la formazione del Pericopes + 1 non è però legata in sé a una qualsivoglia attestazione poetica, ma solo alla coincidenza che ha portato nel 2014 il batterista statunitense Nick Wight a unirsi al duo originario, allora solo Pericopes, formato nel 2007 dal sassofonista Emiliano Vernizzi e dal pianista Alessandro Sgobbio, trovando una completa sintonia di intenti artistici. Comunque in “Legacy”, come del resto in “These Human Beings” (AlfaMusic, 2015), la ricerca è effettivamente rivolta a trovare soluzioni inedite lontane dai canoni, ma convogliate in strutture ben definite, accuratamente studiate in ogni loro parte anche quando entrano prepotentemente le singole improvvisazioni. E’ musica avanzate che rifugge però dal free, dall’aleatorietà, da qualsiasi accumulo di suoni che possano avvicinarsi alla cacofonia; i tempi sono spesso dispari, i metri composti, le dinamiche ampie e i tre strumenti si integrano alla perfezione (rispondendosi, distendendosi, contrastandosi, allineandosi) con forte impatto sonoro e un’espressività spinta, anche nei brani più lenti e pacati, giocando con iterazioni cantilenanti, loop di sottofondo e dinamiche in accumulo di densità sino a raggiungere climax di estatica potente energia.
Pericope è un vocabolo di origine greca che definisce un insieme di versi formanti un’entità coerente. E’ proprio quello che succede con il trio, dove ogni voce ha un suo precipuo spazio di movimento nel quale viene ad assumere preponderante rilievo, ma al tempo stesso l’insieme rimane unitario e coerente.