ITA Audio Review, Enzo Pavoni (apr.2017)

Alla pari di gran parte dei colleghi del collettivo El Gallo Rojo, che con la Auand ha coprodotto il CD, pure Zeno De Rossi non nasconde un forte senso civico. Difatti, in questi tempi di muri, paure isolazioniste, intolleranza al diverso, il raffinato batterista e compositore intende urlare a pieni polmoni di non essere d’accordo con le barriere e col becero populismo, quello diretto alla pancia della gente, un’ottusità che Michele Serra ha efficacemente definito “Far credere al popolo che i suoi difetti siano virtù, avidità e paura”. Abbinando il proprio nome al termine xenophilia, De Rossi ha coniato il neologismo “Zenophilia”, giusto per sancire la netta contrarietà ai nazionalismi volgendo l’attenzione alle culture e alle genti di ogni continente.
Giunto da tempo a una consapevole maturità, De Rossi scarnifica al massimo il proprio gergo, scartando ogni zavorra. In linea con tali nobili principi, l’artista si presenta con un trio davvero inusuale, completato dai talentuosi Piero Bittolo Bon (sax contralto, flauto basso) e Filippo Vignato (trombone). Mancano perciò il contrabbasso e un riferimento armonico come il pianoforte, una soluzione, quest’ultima, che dona ai due fiati delle licenze solistiche meno condizionate dal centro tonale. Ai ritmi pensa con autorevolezza il leader, talvolta agevolato dalla fraseologia del giovane Vignato, specie se posizionato sulla zona grava del pentagramma. Nei dodici pezzi – scritti da De Rossi – regna un’atmosfera urbana, un andirivieni di free form e funk, di passaggi new cool, di parentesi all’insegna del blues downhome tinto di fluido swing. Due i brani non originali: la struggente “Theme From Taxi Driver” – tristissima immersione nella solitudine – e lo scattante “Feet Music” di Ornette Coleman (da “In All Languages”, 1987).