ITA Audio Review, Enzo Pavoni (dec.2015)

Non più semplice promessa del jazz italiano contemporaneo, Francesco Diodati ne rappresenta un’indiscutibile realtà. E’ un chitarrista e un ispirato compositore tra i più gettonati della scena odierna – non a caso affianca Rava nell’ultimo CD per la ECM – merito di un afflato naturale che lo spinge a evitare territori già battuti e a prediligere la coniazione di idiomi immacolati. Dopo i due dischi con i Neko, sempre per la Auand, in questa terza prova da leader Diodati sforna il lavoro della piena maturità, della consapevolezza dei propri mezzi espressivi, della chiarezza circa la strada da battere da qui in avanti. La crescita esponenziale si intuisce fin dai nomi degli azzeccatissimi partner, tutti molto giovani, affermati, mossi da ideali sonori condivisi.
In “Flow, Home.” (per brevità e punteggiatura sembra un SMS) alla sei corde di Diodati si affiancano Francesco Lento (tromba, flicorno), Enrico Zanisi (pianoforte, tastiere), Glauco Benedetti (sousaphone euphonium), Enrico Morello (batteria). E’ l’esordio del quintetto Yellow Squeeds. Colpisce la sostituzione del contrabbasso con i più “gravi” aggeggi bandistici maneggiati da Benedetti, un moto perpetuo che con Morello acchita pulsazioni ora sospese, ora dalle accentuazioni traslate: due dispettosi che paiono divertirsi a nascondere il centro ritmico. Eccetto la monkiana “Played Twice”, gli episodi restanti portano la firma del titolare, il quale deve avere bene introiettato la filosofia che anima innovatori statunitensi del calibro di Ellman, Iyer, Lehman e naturalmente Threadgill. Insomma, “Flow, Home.” non stonerebbe nel catalogo Pi: è divertente e illuminante confrontarlo, per esempio, con “Radiate” di Liberty Ellman. Un lucido, spettacolare via vai di scrittura e aleatorietà.