ITA Audio Review, Enzo Pavoni (may.2019)

Ex partner di Enrico Rava, il chitarrista Giacomo Ancillotto è attualmente un punto fermo dei Sudoku Killer di Caterina Palazzi. Questa è la sua seconda prova con i Luz, un trio privo di limitanti barriere, figlio di codici espressivi plurimi, moderni, ricercati. Accanto a lui operano il contrabbassista Igor Legari e il batterista Federico Scettri, già socio della El Gallo Rojo, marchio che in alcune occasioni ha tra l’altro unito le forze con la Auand. In “Encelado” circolano turbinosamente temi di fondo adatti a commentare viaggi interstellari nello spazio e nel tempo, che sfociano in una sorta di girotondo tra galassie e miti, visioni psichedeliche e dura realtà, rock progressivo e strambe commistioni jazz.
Talvolta la formazione assomiglia a un power trio, ma è sempre attenta a evitare volgarizzazioni e/o appiattimenti. Ancillotto e soci sanno gestire con intelligenza le dinamiche pieno/vuoto, non disdegnando di indugiare con discrezione prima di esplodere repentinamente in soluzioni punk-wave o lounge-caraibiche. Non abusano dei watt disponibili e, anzi, utilizzano l’elettricità con uno spirito acustico, ricavandone un sound nitido e distinguibile. Si passa dall’omaggio alla cosmonautica sovietica di “Soyuz” – urticante quanto il Robert Fripp di “Red” – a “Chullachaqui”, dedicato al colombiano Ciro Guerra, regista dello sciamanico “El abrazo de la serpiente” (2015). Quindi, l’astronomico/desolato “Atacama”, un quasi blues ispirato al regista cileno Patricio Guzmàn, la vertiginosa “Shapiro”, l’introversa “Ballyhoo” che celebra il poeta salentino Antonio Verri e il suo culto della “letteratura di margine”, quella definita frettolosamente “scarto” dall’industria culturale omologata.