ITA Audio Review, Enzo Pavoni (sep.2017)

Prima di “Note dei tempi”, con la sigla Quilibrì il leader della formazione Andrea Ayassot ha sfornato altri lavori molto interessanti, quali “Eco fato“ (Auand, 2009) e “Il drago è astratto” (El Gallo Rojo, 2011). Tutti portano titoli perlomeno surreali, in perfetta sintonia col carattere lunare, inafferrabile e non conformista di Ayassot, sassofonista ma soprattutto artista maiuscolo, che tra gli infiniti impegni (da titolare e non) vanta in primo luogo quello ultradecennale con Franco D’Andrea (quartetto, sestetto, ottetto), musicista di conclamato taglio universale che, nonostante l’indole educata, gentile e umanissima, esige dai partner un impegno tecnico e mentale oltre la norma; non fosse stato così, il pianista di Merano non sarebbe stimato in mezzo mondo, e non è un caso che in anni recenti sia stato votato “jazzista dell’anno” dalla critica francese.
In “Note dei tempi”, l’intelligente Ayassot cambia tutto: riduce il quintetto a trio e inserisce due nuovi elementi, Enrico Degani (chitarra classica) e Claudio Riaudo (percussioni). Sgorgano situazioni multistilistiche, ora sospese e inafferrabili, ora dirette e verticali, figlie del piglio anarcoide dell’artista, a proprio agio con la musica contemporanea, con quella improvvisata e con quel jazz storico da cui ha introiettato il meglio, convertendolo poi in un verbo esclusivo. Questo virtuoso di sax soprano dall’elegante scrittura mette in luce idee molto chiare anche in una situazione “senza rete” come la presente, dai timidi appigli ritmico-armonici. Eppure, si esaltano ugualmente il senso dello swing, il lirismo, la circolarità delle strutture, l’aleatorietà e le ellissi degli assoli: si vedano Ballombroso, Granché, Indi, per non dire delle sbilenche architetture di Molla e della briosità di Embè.