ITA Audio Review, Enzo Pavoni (sep.2019)

Per introdurre “Aka”, Luca Sguera non poteva escogitare una maniera più appropriata e culturalmente rilevante: ha preso in prestito alcuni concetti di uno dei maggiori etnomusicologi viventi, il francese Simha Arom, prossimo novantenne: “La musica degli Aka è collettiva e tutti partecipano; non vi è una gerarchia apparente nella distribuzione delle parti; ogni individuo sembra godere di una completa libertà; le voci crescono in tutte le direzioni”. Al centro del lavoro c’è la filosofia socio-musicale dei pigmei Aka, specie le loro particolarissime polifonie: alcuni colleghi di Arom vi hanno riscontrato assonanze coi canti corali della Corsica (Les nouvelles polyphonies corses) e della Georgia ex Urss. Collegamenti non campati in aria.
Al primo appuntamento solistico, Sguera sforna subito una prova autorevole, unitamente alla scelta di farsi produrre da un musicista totale come Dan Kinzelman, già sassofonista, compositore e arrangiatore di vaglia. Colpisce l’attinenza tra i nove pezzi di “Aka” e la descrizione delle forme sonore degli omonimi pigmei fatta da Arom. Il titolare, autore dell’intero repertorio (eccetto due sketch di Erik Satie), siede al pianoforte, affiancato da Francesco Panconesi (sax tenore), Alessandro Mazzieri (basso elettrico) e Carmine Casciello (batteria). Gettati nei laboratori di Siena Jazz, i semi del progetto sono poi sbocciati in una circolarità di situazioni ora brevissime, ora estese; un andirivieni di umori quasi mistici (“(h)opening”, “Feldman”) o irruenti e spigolosi (“Go!”, “Aka”), un susseguirsi di asincronie ritmico-armoniche e di contrappunti, di fasi quiete o cariche di tensione. I meriti della riuscita dell’album vanno alla lucidità del leader, all’empatia del quartetto e all’occhio attento di Kinzelman.