ITA Audiophile Sound, Daniele Cecchini (sep.2008)

Un quartetto che non può non incuriosire: Cuong Vu, trombettista di fiducia di Pat Metheny e qui leader, sua maestà Bill Frisell alla chitarra e una ritmica (Stomu Takeishi al basso elettrico e Ted Poor alla batteria) adatta al jazz noise qui prodotto anche se non tecnicamente brillante nel caso di Poor. Se non fosse per certi passi in cui il batterista sembra rimanere un po’ indietro lungo il sentiero musicale seguito dagli altri tre, il disco sarebbe davvero ben riuscito. Per gli amanti del jazz rock qui c’è comunque di che divertirsi. Da una tela fatata di pulsazioni chitarristiche, ipnotiche come un respiro artificiale, Frisell e Vu abbozzano un tema agreste. Il ritmo diradato della title track viene però progressivamente ingoiato da una voragine di distorsioni chitarristiche e dalle cupe scansioni metriche di Takeishi e Poor, prossimi al rock gotico ma con tutti gli additivi stilistici che competono alle musiche di ricerca. Il successivo Expressions of a Neurotic Impulseè vero hard core su ritmi da inseguimento urbano, con tanto di chitarra a imitazione dello stridere dei pneumatici sull’asfalto: estasi del movimento e turbine timbrico, con folate demoniache in cui gli strumenti si avviluppano l’un all’altro. I successivi brani in programma proseguono questa narrazione conflittuale tra scorci ariosi e quasi folk (la presenza di Frisell si sente) e abissi d’oscurità, come il gorgo funky di Brittle, Like Twings e l’action painting armonico di Chitter Chatter. It’s Mostly Residual lascia l’impressione di una densità sonora e un amalgama timbrico fondamentalmente adatti al contenuto musicale, ma anche con qualche limite tecnico probabilmente dovuto al missaggio, realizzato dal produttore Laurent Brondel in puro stile hard rock, quindi non sempre rispettoso delle caratteristiche acustiche degli strumenti. Gran parte dell’energia sonora si concentra nel registro centrale, mentre le alte frequenze sono ben marcate ma sembrano come un’aggiunta iperrealista sopra il concentrato di tromba, chitarra e basso. Il suono della tromba è piuttosto scuro: Cuong Vu non sfodera certo gli acuti, concentrandosi sul registro centrale del suo strumento. Ma qui, più che alla resa dei singoli strumenti, si bada al sound complessivo, al timbro d’assieme che è ottenuto con un minimo di sacrificio del dettaglio delle varie sorgenti sonore, spesso impastate una con l’altra. Il palcoscenico rimanda a una scena virtuale, col vorticare a trecentosessanta gradi della batteria e gli effetti della chitarra, mentre basso e tromba fanno da punto di ancoraggio al centro dell’immagine. La dinamica è ambivalente: talvolta limitata dai compressori (specie sulla batteria) o portata al limite di saturazione dal gran carico di effetti elettronici, nei brani meno manipolati lascia invece trapelare dei buoni guizzi. Le distorsioni nei climax delle tracce 2, 5 e 6 sono probabilmente limiti dinamici, ma si salvano col beneficio del dubbio, visto che avvengono in momenti ad alta concentrazione di rumorismo elettronico fatto apposta per deformare il suono. Ad ogni modo, una musica come questa non deve nulla ai canoni del bel suono acustico.

giudizio artistico: BUONO-OTTIMO
giudizio tecnico: BUONO