ITA Audiophile Sound, Daniele Cecchini (sep.2008)

Punk e rivoluzione della tecnica sassofonistica sono gli ingredienti di Stolen Days di Francesco Bearzatti: un disco che metterà d’accordo amanti del jazz sperimentale (non free) e delle musiche alternative legate al rock più viscerale. Il sassofonista è alla terza prova per l’etichetta pugliese, dopo il felicissimo esordio di Virus (con il suo Bizart trio; Auand AU9002) e Hope, ancora con il Bizart trio ma anche con ospiti speciali, come Enrico Rava (Auand AU9007). In Stolen DaysBearzatti è alla testa di un nuovo trio, i Sax Pistols (vista la musica, l’omaggio alla band inglese non è casuale): al basso elettrico c’è il giapponese Stomu Takeishi mentre lo statunitense Dan Weiss è alla batteria. Ancora una volta la musica nasce dunque da un incontro tra musicisti delle più diverse provenienze ma dalla notevole affinità reciproca. Il programma musicale si avvia sulle parole di una poesia di Pasolini calate in un’ambientazione sonora da thriller fantascientifico: Dis Robàs, che tradotto in inglese dà il titolo all’album. Poi, bruciante, il gruppo attacca Resurrectio: la ritmica grunge, violenta, ipercinetica, dagli impasti metallari si lascia cavalcare da un assolo… di chitarra elettrica, direste se non vi avessero avvertito prima che il solo strumento solista, qui, è il sax. Bearzatti, tra tecnica esecutiva poco ortodossa (l’impressione è che usi anche solo l’ancia e il bocchino staccati dal resto del corpo del sassofono) e utilizzo di moduli elettronici in abbondanza ha totalmente riplasmato il suono del suo strumento, tramutandolo in quello di una sei corde con tanto di distorsore. L’introduzione ariosa di Blake Hole Sun, con la sua melodia lunare suonata in acustico lascia presumere un ritorno su sentieri molto moderni ma più regolari; ma è questione di poco e si riparte con una incalzante progressione rockettara, col sax che torna a produrre un arco di elettricità. I fenomeni diradati in lenta coagulazione di Smell Like Teen Spirit culminano su un solo di sax memore di Gato Barbieri. Casbahha una partenza gotica, poi sterza in territorio psichedelico, con Bearzatti che si diverte a esplorare le più lisergiche ricontestualizzazioni del suono del sax. Il titolo del brano, comunque, si riferisce al piglio esotico che si impone con l’assolo acusticamente non trattato di Bearzatti: davvero innumerevoli le metamorfosi di questo pezzo. Si prosegue con l’impatto demolitore di Smiling Mummies e un Ri-Virus in cui Bearzatti riesce a estrarre dal sax sonorità da chitarra elettrica vintage, compresa l’imitazione della leva del tremolo. Il modo in cui Bearzatti gioca con le sonorità è da maestro illusionista, qui anche in vena di ironia timbrica. La Led Zeppelin Suiteè il momento focale dell’album, col confronto tra gli originari assoli di Jimmy Page e le vorticose metamorfosi dell’ancia di Bearzatti. Sul piano sonoro, Stolen Daysè un disco nel quale convivono un setting acustico e un ambiente sonoro fortemente manipolato. La batteria è compressa per ottenere quel suono col ‘turbo’ proprio del rock pesante, con le alte frequenze dei piatti piuttosto dure. Le necessità espressive non si lasciano imbrigliare dai concetti del bel suono e certe mancanze in fascia alta e alterazioni nella colorazione timbrica prodotta dai moduli sono necessità espressive e non manchevolezze tecniche. Il basso elettrico, allo stesso modo, è poco pronunciato negli estremi inferiori. Il suo suono è una mediazione tra il puro battito di fondo della musica commerciale e la pulsazione meglio caratterizzata in timbrica e dinamica propria del jazz. Il sax, quando è suonato in maniera tradizionale, ha una timbrica di notevole dolcezza e un buon corpo armonico. Ma questi momenti sono abbastanza rari: il più delle volte lo strumento di Bearzatti passa attraverso un totale make up elettronico. In questo caso i tradizionali parametri di ascolto perdono gran parte della loro importanza trattandosi di suoni manipolati e non naturali. Il dosaggio dei volumi sonori mette in risalto i passaggi in cui la dinamica si fa impattante. In questi momenti l’intensità sonora non è più intesa come capacità di restituire l’escursione dinamica degli strumenti acustici ma come energia erogata dalle apparecchiature elettriche, compreso il vostro amplificatore. Il soundstage, più che rimandare a una scena naturale, è un concetto legato alla creatività discografica. La scena è poco profonda (gli strumenti sono solo tre, ma gli ‘effetti speciali’ in campo avrebbero potuto lavorare nella terza dimensione) ma sfrutta comunque bene la lateralità e l’altezza dell’immagine.

giudizio artistico: OTTIMO
giudizio tecnico: BUONO-OTTIMO