ITA Audiophile Sound, Daniele Cecchini (sep.2008)

Nella musica di Coherent Deformation appaiono fugaci ma continui richiami a una tradizione jazzistica preesistente, che nella prima traccia (Translated Room) è il mainstream e altrove il funky. Tutto passa comunque attraverso il filtro del flusso di coscienza pianistico di Giancarlo Tossani, talvolta in preda al demone di Cecil Taylor, mentre anche la ritmica abbandona spesso la pulsazione nota in favore di vampate free. Questa volta abbiamo di fronte un gruppo completamente italiano, che però suona perfettamente in sintonia con la scena avanzata newyorkese, senza troppi europeismi di mezzo. Oltre al leader pianista (ma qui anche agli effetti digitali), i Synapser sono Achille Succi al sax alto e i clarinetti, Tito Mangialajo Rantzer al contrabbasso, Cristiano Calcagnile alla batteria. La scrittura musicale di Tossani (tutti i brani tranne uno sono suoi) si appoggia su sostegni ritmici in cui il funky o lo swing sono così friabili da dissolversi in un contesto astratto e ultramoderno, mentre le traiettorie tematiche sono rese necessariamente oblique dai procedimenti armonici, che non conoscono il normale percorso dei changes verso la risoluzione della tensione. Tra i brani, FlushLushè un meccanismo ritmico ossessivo che pare la versione audio di un incubo di Goya; Sounds for Swimming è una onirica gabbia elettronica che spinge i quattro musicisti a muoversi alla ricerca di una via di fuga; l’aspro e inquietante The Fog è il tema dell’omonimo film di John Carpenter, qui lasciato alle mani dei soli Tossani e Succi; in Musicascopela ritmica è come una tela di ragno per le arrampicate del sax. Registrazione al passo coi tempi: i volumi molto pronunciati spingono in avanti l’immagine del gruppo. Più che di profondità scenica bisogna qui parlare di suono in aggetto. La scena risulta poi decisamente riempita di fenomeni sonori, senza il minimo spazio vuoto all’orizzonte. La dinamica ricorre di rado alle mezze tinte, che comunque la qualità della registrazione permetterebbe. I microcontrasti sono curati in modo tale che ogni strumento riesce a stagliarsi nitidamente rispetto all’insieme, anche se il dettaglio in certi vortici di suono tende a offuscarsi, specialmente nel registro medio-grave. Sembra che qui si stia cercando un connubio tra l’acusticità del jazz e il suono personalizzato a piacimento del rock: da qui la compressione dei tamburi e il pulviscolo di effetti elettronici. La cosa sorprendente è che in questa ottica i parametri non vanno valutati singolarmente ma nel loro risultato complessivo, che è ben superiore: il sound è infatti architettato ad hocper questa musica, come un vestito di sartoria, ma di taglio decisamente poco classico.

giudizio artistico: BUONO-OTTIMO
giudizio tecnico: OTTIMO