ITA Audiophile Sound, Daniele Cecchini (sep.2008)

Rock sperimentale o jazz di ricerca? La domanda è lecita non solo davanti a un finale come Tierra del Fuego ma all’intero album licenziato da Roberto Cecchetto (chitarre ed elettronica) assieme a Giovanni Maier (contrabbasso) e Michele Rabbia (batteria e altri effetti elettronici). Sta di fatto che Downtown conferma forse più la prima ipotesi, rifacendosi alle prove più scapicollate di artisti come Bill Frisell e Nguyên Lê. Il titolo stesso dell’album strizza l’occhio a quella scena newyorkese cui si riallaccia senza troppi timori. Del resto questo trio è composto da musicisti che si muovono a proprio agio in diverse forme di avanguardia, mentre il jazz nel senso swingante del termine rimane loro piuttosto estraneo. In questo caso, comunque, la modernità del linguaggio, con la sua sperimentazione sui ritmi e le forme (una su tutte: Sinapsi), riesce a produrre risultati di indubbio interesse sonoro. La capacità narrativa ed evocativa del gruppo fa poi il resto, permettendo anche all’orecchio più inesperto di orientarsi tra questi brani: dalle tinte intense dell’iniziale Where Are You agli intermezzi onirici di Uptown e Downtown; dalle visioni artificialmente paradisiache di Rio Dreamsall’ironico divertissement di Sun Eyes. Più spesso alla chitarra elettrica, Cecchetto imbraccia però anche l’acustica: in Do It questa scelta conferisce un sapore agro alla musica, mentre i ritmi riescono a conservare una parvenza di folk pur nella loro modernità. Gli effetti elettronici, sempre pulviscolari, si insinuano nelle trame degli strumenti, spingendo il gruppo a rispondere agli stimoli dei loop: Oslo Hotel. L’astrazione di questa musica raggiunge l’apice in 3 Points of View, il cui tema avanza guardingo tra le maglie di un rumorismo percussivo che ha l’aspetto di una musica giocattolo, finchá la chitarra non si trova al centro di una session open air, con la ritmica che pare un respiro di natura. Il suono di Downtownè caratterizzato da una gamma tonale molto estesa e vibrante di armonici. Sin dalle prime battute colpisce la corposità del registro medio-grave in cui si muove la chitarra, squisitamente caldo, sostenuto da un contrabbasso espansivo. Ciò non crea però squilibri tonali, perchá nella zona opposta i piatti suonano incisivi e squillanti anche se non estremamente rifiniti nella persistenza della loro vibrazione. I volumi di masterizzazione decisamente alti spingono in avanti l’intero gruppo, appiattendolo su una scena tutta frontale. Loop ed effetti elettronici però, senza diventare mai preponderanti rispetto alla musica, contribuiscono a vivacizzare l’immagine, facendole riacquistare tridimensionalità. Sempre i volumi sostenuti sono alla base di una dinamica ben contrastata ma dalla escursione complessiva non molto ampia. Una traccia come Rio Dreams, dove i musicisti suonano a più basso volume, guadagna in ariosità e profondità. Questo sound massiccio, grintoso ed espansivo sembra del resto fatto su misura per la proposta musicale del trio di Cecchetto, che strizza l’occhio alle sonorità elettriche del rock come a quelle acustiche del jazz.

giudizio artistico: OTTIMO
giudizio tecnico: OTTIMO