ITA Blow Up, Federico Savini (mar.2018)

Gli Hobby Horse sono una delle formazioni che in questi anni meglio sta esplorando i confini tra jazz e l’elettronica, tornati improvvisamente “hip”. Il sax-trio di Dan Kinzelman, inseritissimo nella più avanzata scena tricolore, prevede che ogni membro lavori molto anche sull’elettronica, e non è pura questione di timbrica (sarebbe banale). Il trio infatti non rinuncia ai rovelli labirintici dell’avant-jazz di questi anni – diciamo in zona Tim Berne / Chris Speed, quindi partiture complesse e veemenza razionalizzata da un controllo strumentale assoluto – con le ritmiche e le strutture tipiche della musica elettronica ritmo-centrica. Capita quindi di muoversi tra auspici swing-blues sornioni che si tramutano in chill-out o in drum’n’bass frenetica che fa i conti con una batteria impro su di giri. Il trio ha grande senso della misura (al netto di una lunghissima traccia finale drenante, ma molto equilibrata; è quasi un altro disco) e prevede pure un momento cantato, nient’affatto scontato in questa intelligentissima carrellata di possibilità creative, lucidità produttiva e interplay calcolato al millesimo. Bravi.