ITA Blow Up, Guido Gambacorta (may.2019)

Attivi fin dal 2012, i piemontesi Satoyama – Luca Benedetto alla tromba e all’elettronica, Marco Bellafiore al contrabbasso, Gabriele Luttino alla batteria, Christian Russano alla chitarra elettrica e alle parti elettroniche – hanno all’attivo già fitte frequentazioni dei circuiti jazz europei: concerti in mezzo continente, dalla Danimarca alla Slovenia, passando per Olanda, Francia, Austria, Germania…; la partecipazione alla maratona live “Sonic Genome”, sotto la direzione di Anthony Braxton, nell’ambito di Torino Jazz Festival 2015; la collaborazione con il sassofonista Jonny Walter, sui solchi del loro secondo album “In Sweden”… Al traguardo del terzo disco, la Auand potrebbe rappresentare la vetrina davvero perfetta per dare ulteriore visibilità al quartetto, il quale si dimostra abile nel bilanciare l’eleganza suadente di certo jazz-nordico (l’Esbjorn Svensson Trio è un’influenza dichiarata), con modalità post-rock (vedi ale voci Tortoise e Tuatara) e flussi psichedelici (la corrente marina di Plastic Whale, i riverberi di Leave). Il risultato è un album dal buon ritmo narrativo – contribuisce anche il recitato della piroettante Dry Land – dove il sapiente interplay tra i musicisti infonde maternità anche ci momenti più dilatati (la sotterranea tensione di One Part Per Million; la nostalgia singhiozzante di Sovation; il cadenzato dialogo batteria/contrabbasso di Aral, tra le cui fessure si insinua il canto catartico della tromba…).