ITA Chitarre, Alessandro Staiti (jan.2008)

Roberto Cecchetto dà vita a un trio sotto proprio nome, assieme al percussionista Michele Rabbia e al contrabbassista Giovanni Maier. Come suggerisce lo stesso chitarrista milanese, si tratta di un’estensione del duo con Maier, che conosce da oltre quindici anni e con il quale ultimamente ha pubblicato Blues Connotation (Chitarre, 259). Downtown è registrato tutto dal vivo, lo studio viene utilizzato quasi come uno strumento compositivo. Brani come “Uptown” e la titletrack sono il risultato di tre passaggi: una prima registrazione, una seconda ascoltando la prima e infine una terza ascoltando le prime due, senza mai aggiungere o togliere nulla. Il risultato è un album davvero notevole, in cui si affiancano esperimenti e improvvisazioni di grande impatto estetico a brani più tradizionali nella struttura come “Where Are You” (davvero splendida, la chitarra ricorda insieme il sax di Ornette Coleman e il basso di Jaco Pastorius, due tra i musicisti preferiti di Cecchetto), “Sun Eyes” (contaminata da interventi molto avantgarde della chitarra trattata con vari effetti) e “Tierra del Fuego” (trascinante ed epica nella sua esplosività, fa venire in mente la Mahavisnu Orchestra). Il trio si muove all’unisono, come se fosse un organismo unico. E’ evidente per il gioco avanzato dell’interplay, come accade in “Oslo Hotel” dove la base ritmica tiene alta la tensione. “Do It” è costruito attorno al semplice riff, “Rio Dreams” scorre su un mood lento che rievoca un sogno di Cecchetto. Pure improvvisazioni, “Sinapsi” e “3 Points of View”. Da non perdere.