ITA Corriere del Mezzogiorno, Fabrizio Versienti (aug.2011)

Questo cd segna un doppio debutto per il jazz pugliese: quello del pianista Eugenio Macchia e quello della nuova collana discografica dell’etichetta Auand, la “Piano Series”, caratterizzata dalle costine neroazzurre al posto di quelle neroverdi degli altri dischi Auand. Per di più, il cd arriva a suggellare i dieci anni di attività dell’etichetta fondata a Bisceglie da Marco Valente: dieci anni più che positivi, se teniamo conto che l’approccio al mercato è stato tentato con successo battendo strade originali, puntando (già dieci anni fa) sulla diffusione in rete, su scelte produttive coraggiose che privilegiano l’inaudito e il sorprendente, su metodi di lavoro che si prendono tutto il tempo necessario per arrivare a un prodotto ottimale (al punto che le uscite annuali di Valente non superano i quattro-cinque dischi). E i risultati si vedono nela considerazione di cui Valente gode, in Italia come in America, innanzitutto tra i musicisti, sicuri di trovare in lui un alleato prezioso.
Ma veniamo a Macchia: gioiese, under 30, suona il pianoforte con la facilità e il virtuosismo naturale dei predestinati. Si muove sul terreno di un jazz moderno di alto profilo, che sa far tesoro delle lezioni del passato più glorioso. Nove i brani in scaletta, sei scritti da Macchia e tre riprese: Pinocchio, uno dei temi-simbolo di Wayne Shorter, legato alla stagione del grande quintetto di Miles Davis degli anni Sessanta, di cui Shorter era una colonna. Musica modale, astratta, ricca di suggestioni. Gli altri classici rivisitati sono ‘Round Midnight di Thelonious Monk, in assoluto uno dei brani più noti, suonati e amati della storia del jazz, e il più recente Before It’s Time to Say Goodbye di Kenny Kirkland, un pianista scomparso ancor giovane nel 1998 e molto amato negli ultimi anni dai pianisti “moderni”. Ma, scorrendo i titoli salta subito agli occhi un altro grande della tastiera, Herbie Hancock, a cui è dedicato il brano originale Herbie’s Tune.
Macchia giganteggia ovunque per eleganza e rapidità d’invenzione, ben assecondato dall’esperto Furio Di Castri al contrabbasso (un accompagnatore che ogni pianista vorrebbe avere) e da Gianlivio Liberti alla batteria.