ITA Corriere del Mezzogiorno, Fabrizio Versienti (jun.2006)

Dieci dischi in poco meno di cinque anni: una frequenza rilassata, del genere lavorare con lentezza, ma anche molto «meridiana» perchá coniugata con l’alta qualità dei prodotti. Parliamo di un’etichetta discografica specializzata in jazz, la Auand, fondata a Bisceglie nel 2001 da Marco Valente, contrabbassista e poi imprenditore di cose musicali (siti internet, agenzie di management ecc.). Sembrava una barzelletta,
forse a causa del nome, quell’«Auand» che pronunciato con l’accento tonico sulla seconda «a» rimanda a una tipica esclamazione del dialetto barese, ma ripetuto asetticamente con il tonico sulla prima «A» e compilato in eleganti caratteri tondi verdeneri sulle copertine di cd distribuiti nei negozi di tutta Europa e venduti via internet in tutto il mondo, perde qualsiasi connotato localistico per diventare un suono e un logo assolutamente «global». Infatti, selezionando con cura i dischi da produrre e cercando una linea riconoscibile sulla frontiera del jazz contemporaneo (non necessariamente «d’avanguardia» ma comunque impegnato nella ricerca di nuovi linguaggi), Valente può già vantare non pochi «successi»: dall’aver tenuto a battesimo un altro talento pugliese, Gianluca Petrella, pubblicando il suo primo disco da leader nell’ormai lontano 2001, al lancio del giovane sassofonista friulano Francesco Bearzatti. Ma ogni uscita dell’etichetta si è fin qui segnalata per originalità e interesse.
Ora, in questi primi mesi del 2006, editando i volumi 9 e 10 della collana, la Auand spicca il volo e si lancia in una dimensione squisitamente internazionale (già accarezzata con i dischi di David Binney e del Domino Quartet) dove, c’è da scommetterci, riuscirà senz’altro a farsi notare: impossibile non restare impressionati, ad esempio, dal cd di Cuong Vu, It’s Mostly Residual. Il trombettista vietnamita, cresciuto sulla scena newyorkese più «estrema» e reso famoso dalla sua militanza nel Pat Metheny Group, applicando il filtro dell’elettronica ai suoni del suo strumento crea timbriche molto originali che intrecciano complesse tessiture con gli altri musicisti del suo trio (l’ottimo bassista nippoamericano Stomu Takeishi e il batterista Ted Poor), cui si aggiunge in questo disco la chitarra del grande Bill Frisell, qui particolarmente acido ed elettrico. Ne vien fuori una musica ricca di scintille e clangori, lampi e armonici, capace di passare dai toni lirico-evocativi della title-track alle espressioni «neurotiche» di Brittle, Like Twigs. Le sei tracce che compongono il cd, tutte composizioni originali di Vu, sono state registrate nel gennaio 2005 a Seattle, in uno studio che per ironia della sorte la copertina indica come Avast! Recording (e qui Valente non c’entra, o forse sì, avendo aggiunto quel malizioso punto esclamativo alla ragione sociale dello studio).