ITA Corriere del Mezzogiorno, Fabrizio Versienti (may.2010)

Il discografo
I cd Auand, al centro del jazz contemporaneo
Nel panorama della produzione discografica italiana un’etichetta che garantisce qualità e sorprese è la Auand, piccola «ditta» fondata a Bisceglie da Marco Valente, che si è costruita negli anni una nicchia di attenzione a livello mondiale ponendosi al centro delle «correnti» più interessanti del jazz contemporaneo. Gli ultimi cd pubblicati sono dischi «pesanti», come quello del trio israelo-americano di Talmor, Swallow e Nussbaum (Playing in Traffic), che conferma il ritorno in auge della formula del trio sax / contrabbasso / batteria, o quello della Pan-Atlantic Band che il batterista newyorkese Bobby Previte ha formato con musicisti europei (tra cui il «nostro» Petrella al trombone) per riesumare gli umori più acidi e visionari del jazz elettrico degli anni Settanta.
Adesso arrivano due nuovi dischetti dedicati a giovani talenti del jazz italiano: il chitarrista romano Francesco Diodati con il suo gruppo Neko (Purple Bra), e il trio Chant (…Ma io ch’in questa lingua) formato da tre musicisti davvero fuori categoria, il pianista Libero Mureddu, il contrabbassista Antonio Borghini e il batterista Cristiano Calcagnile. Sospeso tra musica contemporanea «scritta» e composizione istantanea (l’impronta di Mureddu), jazz e post-rock (il segno degli altri due), Chant propone una musica mercuriale, inafferrabile, dove il clavicembalo diventa contemporaneo della batteria, gli strumenti (tra i quali una quantità inverosimile di tastiere) si scambiano continuamente di ruolo e di voce, scansioni quasi prog convivono con passaggi aleatori. Il paesaggio sonoro è in perenne mutamento, come un film che scorre a velocità doppia, e sorprendente è l’inventiva dei tre musicisti.
Diodati invece è un chitarrista di grande ispirazione melodica che adora le mezze tinte e i colori sfumati, ma sa cercare lo scarto e l’imprevisto. Anch’egli, come molti jazzisti dell’ultima generazione, si muove a suo agio tra i generi e i linguaggi (in scaletta c’è anche una versione molto aperta di So Real, il classico rock di Jeff Buckley). Ed è naturale che al suo fianco ci siano altri «giovani leoni» come Francesco Bigoni al sax, Francesco Ponticelli al contrabbasso ed Ermanno Baron alla batteria.