ITA Corriere del Mezzogiorno, Fabrizio Versienti (nov.2016)

È la Auand di Marco Valente la casa del nuovo jazz italiano.
Continuando con i bilanci del 2016, non c’è dubbio che quello che va a terminare sia stato un anno fecondo per Marco Valente (nella foto sotto) e per la sua etichetta Auand, base a Bisceglie e cittadina del mondo: all’attivo una ventina abbondante di uscite, a rimpolpare un catalogo che dal 2001 al 2015 ne aveva messe insieme circa una sessantina. Fortunatamente, il «diluvio» recente non ha portato a un abbassamento dell’asticella della qualità nelle scelte e nelle produzioni. Semmai ha coinciso con uno spalancare le porte all’ultimissima generazione di talenti del jazz italiano, in linea con la tradizione dell’etichetta da sempre portata a privilegiare l’inaudito: «energia, rischio, convinzione e imprevisto», per citare il motto della casa. I nuovissimi del jazz italiano, come dimostra anche l’ultimo disco Auand uscito, Revert di Frank Martino da ieri nei negozi, sono sinonimo di eclettismo e «visione»: una sfida ai linguaggi consolidati nel segno di un atteggiamento onnivoro nei confronti della musica, che tiene insieme il jazz (nel senso dell’improvvisa- zione) e l’elettronica intesa come sintesi del suono, rumore e «disturbo», il rock (i Radiohead soprattutto, autentico gruppo di riferimento generazionale) e i ritmi della club culture contemporanea, alle cui fratture si ispira una condotta ritmica sempre complessa e nervosa. La sintesi di queste influenze non produce una musica «facile», tutt’altro. Frank Martino, ad esempio. Poco più che trentenne, siciliano di nascita ma diplomatosi al conservatorio di Ferrara, già messosi in luce su Auand con il gruppo Mof, arriva con Revert al suo esordio da leader alla testa di un quartetto scintillante. I suoi strumenti sono la chitarra elettrica, i live electronics e altra elettronica da producer; i suoi compagni, invece, sono Claudio Vignali che manovra tastiere e live electronics, Stefano Dallaporta a contrabbasso e basso elettrico e Diego Pozzan alla batteria. In un pezzo, Revert, si aggiunge un altro producer elettronico, Bjursta. I suoni sono spesso sorprendenti nell’accostamento di elettronica digitale e analogica, nei riverberi e nei «moti contrari»; ma si fanno anche spiazzanti nell’uso di tempi dispari, ed elusivi quando accarezzano il Nude di Thom Yorke. Note di Paolo Fresu.