ITA Corriere del Mezzogiorno, Fabrizio Versienti (nov.2018)

I colori di Mirko Signorile tra jazz ed elettronica

Mirko Signorile, barese, classe 1974, compie nel 2018 venti anni di attività discografica. Cresciuto nel giro Fez e poi insieme a Gaetano Partipilo nella Urban Society, tra i pianisti jazz maggiormente dotati della sua generazione, Signorile è capace di muoversi egregiamente su tempi dispari e sensibilità funky come sui chiaroscuri armonici del piano trio. Col tempo è andato scoprendo nuovi approcci alla musica, a cominciare dal gusto per l’invenzione melodica che lo apparenta a quei pianisti-compositori che scrivono per il teatro e il cinema o che si muovono sulla falsariga della cosiddetta «modern classic», senza disdegnare i songs da camera costruiti con la cantante Giovanna Carone e le escursioni nell’elettronica insieme a Marco Messina (99 Posse) nel progetto «Banaba». Ed è proprio da quest’ultima base che riparte ora la sua discografia con un album per la Auand di Marco Valente, Trio Trip. Al suo fianco i più giovani Francesco Ponticelli (contrabbasso) e Enrico Morello (batteria), bei talenti del jazz italiano (provenienti rispettivamente dalla Toscana e da Roma) che hanno suonato anche con Enrico Rava, sempre attento nello scoprire giovani leoni da valorizzare, e che a Signorile offrono un approccio al ritmo nutrito di ascolti e input molteplici: appunto, i tempi composti, l’elettronica, la club culture contemporanea accanto al jazz più «ortodosso». Trio Trip è questo: un’esplorazione del ritmo e del colore, come dimostrano i titoli dei vari brani, tutti con riferimenti cromatici precisi. Signorile non lavora sullo sviluppo armonico dei temi, ma sull’accumulo di frasi relativamente semplici che mutano e si trasformano per effetto di rifrazioni timbriche e scomposizioni ritmiche, secondo una sintassi affine a quella dell’elettronica; e Signorile usa anche il sintetizzatore, oltre al pianoforte, a spingere ulteriormente in quella direzione. Tra un bell’omaggio (non dichiarato, ma evidente) a Esbjorn Svensson nell’iniziale The Blue Ritual e la conclusiva cover di Ironic (Alanis Morissette) ci sono altri nove coloratissimi brani, tutti originali, per un percorso ricco peraltro di echi quasi free (Indigo Garden) e di atmosfere modali (Violet Flow).