ITA Corriere del Mezzogiorno, Fabrizio Versienti (oct.2015)

A due anni di distanza dall’album di esordio, il trentenne Matteo Bortone, contrabbassista e compositore, torna a farsi vivo con il suo quartetto italofrancese Travelers. Al suo fianco non c’è più il batterista Guilhem Flouzat, sostituito da Ariel Tessier; sempre al loro posto, invece, Antonin-Tri Hoang (sax contralto, clarinetto, clarinetto basso e sintetizzatore) e Francesco Diodati (chitarre, elettrica ed acustica). Il gruppo raccoglie le esperienze più significative maturate negli anni dal musicista: nato a Otranto, trentenne, Bortone ha viaggiato molto per studiare e perfezionarsi, ha vissuto qualche anno a Parigi e adesso risiede a Roma.
Anche gli altri musicisti del gruppo condividono la sua anima di viaggiatore, e sembrano soprattutto in assoluta sintonia con la sua estetica, d’altronde tipica della loro generazione. Il jazz è il punto di fusione di una serie di interessi che vanno dal post-rock all’elettronica, dal minimalismo al rock dei chitarroni. Nel suo primo album, ad esempio, oltre a dieci brani di suo pugno era in scaletta anche Man of the Hour di Eddie Vedder (Pearl Jam); in questo nuovo capitolo discografico la formula non cambia, e ai dieci originali si aggiunge la ripresa di un classico del rock come Houses of the Holy dei Led Zeppelin. Questa passione, d’altronde, trova un prisma che la scompone e la raffredda proprio nella chitarra di Diodati, spesso dissonante e d’atmosfera, ma capace anche di grande delicatezza. Il nuovo album intitolato Time Images, pubblicato dalla Auand con il sostegno di Puglia Sounds, conferma tutto il buono che di Bortone si sapeva: gran lavoro di scrittura, trasversalità, visionarietà. Un “autore”, insomma.