ITA Corriere del Sud, Amedeo Furfaro (feb.2018)

Esordio discografico per il jazzista reggino Giampiero Locatelli con Right Away, nel ricco catalogo Auand.
Nell’album balza agli occhi, nelle note di copertina, il ringraziamento che il pianista fa allo spirito di György Ligeti per l’ispirazione attinta nello scoprire le qualitá coloristiche e armoniche nel suono.
La qualcosa rappresenta una buona intro all’ascolto, allo scopo di capire in che modo si dispieghi, musicalmente parlando, questa dichiarazione di principio.
D’emblée anzi Right Away, nell’immediato, parrebbe trattarsi di una certa lucentezza timbrica e ricercata ombrositá, unite a loro volta a spiccato senso metrico-ritmico e dell’interpolazione con i partners Gabriele Evangelista al contrabbasso e Enrico Morello alla batteria, omonimo del grande Joe, suo collega di strumento.
Ma quali sono le linee salienti degli otto brani che innervano il cd, scritti tutti dallo stesso Locatelli, concertista ma anche, per l’appunto, compositore?
Intanto quello che lo tiene a battesimo, un 5/4 che gioca “di prima” sul non costruito, sull’ hic et nunc. Insomma un jazz qui e ora, con richiami classici (Inspire Me) ed estrazioni/astrazioni impressioniste (From The Last Frame), jazz ballad (Path e Like A Gentle Mood) e “concretezze” percussive (Toward Backward), dalla ricorrente propensione all’inerpicarsi e al decelerare (From Afar) ed a velate micropolifonie della tastiera (Ligeti docet).
Summa del suo pianismo Fizzle, Deed Slow, Whistle, pezzo di presentazione, puro jazz in azione, in integrazione/interazione di gruppo, a tratti slow.
Una soddisfacente prova d’Artista, e d’Autore ancorato all’Adesso che è poi dimensione familiare al jazz ed a tanti dei rivoli che vi confluiscono. Un disco, questo di Locatelli, di musica lavorata al momento, congegnato nella consapevolezza che “l’istante presente non ritorna mai più (..) così ci si rigenera, ci si rinnova” (Taisen Deshimaru).