ITA distorsioni.net, Sergio Spampinato (jan.2018)

Nuovo lavoro per il sassofonista sempre presente e attivo Dan Kinzelman, in trio con l’americano Joe Rehmer (basses) e Stefano Tamborrino (drums), con il moniker Hobby Horse. Helm è anche il titolo della traccia d’apertura, che ci dà subito la portata stilistica dei ‘contrattempi’ ritmici tra i segmenti acustico ed elettronico. Tutti e tre i musicisti infatti sono dediti all’elettronica oltre che al proprio strumento. Ciascuno di loro tira fuori anche la propria voce in frammenti sparsi qua e là nel collage futuristico di suoni che arrivano a disciogliersi nei fraseggi sincopati e ripetuti sui registri alto e basso del clarinetto nella lenta atmosfera pluviale di Cascade. Il clima rimane disteso nella successiva Buckle, in cui l’elettronica viene momentaneamente sospesa nell’unico momento acustico del trio, salvo poi ricomparire in un crescendo finale di voci, percussioni e suoni leggeri e dirompenti, che costituiscono il preludio agli echi Robert Wyatt di Born Again Cretin, brano immediatamente successivo, una litania disincantata.
Da qui ci si addentra nella parte focale dell’intero lavoro, le tracce 7A e 7B, le più intense per entità e durata (la conclusiva 7B dura oltre 20 minuti). Amundsen (7A), composta da Tamborrino, inizia il cammino della percezione nelle terre artiche e Evindently Chickentown (7B, di J. C. Clarke) continua questo spostamento sommesso nelle lande glaciali di suoni elettronici in loop fotostatici che si ripetono in una durata indefinibile mettendo assieme immagini sfocate a metà tra l’irreale, il ricordo e l’onirico, come nel pianeta Solaris.

#consigliatodadistorsioni
Voto: 8/10