ITA Gazzetta del Mezzogiorno, Angela Leucci (feb.2018)

Un salentino in un disco dal sound avvolgente e internazionale. In questi giorni è uscito per Auand “Helm”, nuovo disco del trio collettivo Hobby Horse, composto da Dan Kinzelman (fiati e voce), Joe Rehmer (basso, voce e tastiere) e Stefano Tamborrino (batteria, voce e tastiere). Quest’ultimo è un artista fiorentino dalle origini salentine – il padre è infatti di Supersano.
Si tratta di un lavoro denso, che mette a fuoco le inquietudini stilistiche e timbriche: “Helm” è un riassunto concentrato delle ardite esplorazioni sonore, tra improvvisazione, elettronica e rock, che il trio porta avanti da otto anni, segnando una nuova maturità linguistica frutto di un accumulo di esperienze condivise su palchi in tutto il mondo. Il materiale composto è apparentemente semplice, ma viene esplorato con straordinaria attenzione al dettaglio e alla stratificazione, con scarti improvvisi e violenti che da sempre caratterizzano i lavori del trio, e un uso sempre più particolare delle voci.
Oltre ai sei brani originali, nel disco sono presenti due canzoni di protesta da autori illustri, “Evidently Chickentown” del poeta-musicista punk John Cooper Clarke e “Born Again Cretin” di Robert Wyatt, che affinano e completano il punto di vista della formazione.
Stefano Tamborrino ha cominciato a suonare nel 2000, all’età di 19 anni. Da allora ha portato avanti il suo percorso musicale da autodidatta, cosa che ha favorito la formazione di un suo stile più personale e unicamente dettato dall’istinto. Molteplici sono le sessioni di studio con musicisti affermati e di notevole talento. Tra i fortuiti incontri e le collaborazioni stabili si possono annoverare i nomi di: Stefano Bollani, Hindi Zahra, Ares Tavolazzi, Chris Speed, Louis Cole, Gianluca Petrella e molti altri.