ITA Gazzetta di Parma, Alessandro Rigolli (jul.2017)

Un percorso come quello affrontato da Giulio Stermieri in questo progetto discografico propone una sorta di esercizio di stile incardinato su una selezione di standard più o meno recenti che divengono terreno privilegiato di approfondita perlustrazione stilistica.
Al centro di questa scelta troviamo la figura di Paul Bley, pianista canadese scomparso nel gennaio dello scorso anno, protagonista di una feconda stagione creativa che in questo progetto più che citata viene rievocata. La selezione dei brani raccolti in questo disco – il secondo di Stermieri per l’etichetta di Marco Valente e il primo da titolare di un trio che comprende, oltre al pianista modenese, Giacomo Marzi al contrabbasso (che con il pianista condivide studi al Conservatorio “Boito” della nostra città) e Andrea Brani alla batteria – si apre e si chiude, infatti, con due brani quali “King Korn” e “Ictus” firmati da Carla Bley, ex moglie del jazzista canadese con il quale ha vissuto anche un importante connubio artistico. Il carattere di queste due interpretazioni, segnate da una connotazione ritmica idealmente condivisa, definisce i binari entro i quali si muove un percorso interpretativo che trova buona affinità negli interventi del contrabbasso di Marzi e della batteria di Burani, protagonisti anche di efficaci oasi solistiche. Atmosfere classiche come quelle evocate da “You’d Be So Niche to Come Home To” di Cole Porter si alternano agli intarsi più articolati di composizioni come “Una Muy Bonita” di Ornette Coleman, “52nd Street Theme” di Thelonious Monk o ancora “Once Around the Park” di Paul Motian, tratteggiando un panorama espressivo nel quale Stermieri e compagni si muovono con solida consapevolezza, incastonando al centro di questo percorso di ascolto “Ida Lupino”, altro omaggio a Carla Bley che appare come una delle riletture più riuscite di questo piacevole lavoro.