ITA Gazzetta di Parma, Alessandro Rigolli (jun.2020)

Coppari gioca con i suoni e con le parole
«Star Let», un disco fresco ed efficace realizzato insieme a Tangherlini, Scipioni e Ausili

Gioca con le parole e con i suoni Stefano Coppari, titolare di questo disco uscito meno di un mese fa per l’etichetta Auand di Marco Valente. Un equilibrato caleidoscopio di rimandi musicali e stilistici declinati attraverso un gusto misurato e accurato, dove viene posto al centro un amalgama timbrico che, presentato in diverse forme e combinazioni, pare la cifra distintiva di questo album.
Un carattere, quello strumentale e sonoro, che viene plasmato nelle otto tracce che compongono il disco grazie all’intesa che lega la chitarra dello stesso Coppari al pianoforte di Nico Tangherlini, al contrabbasso di Lorenzo Scipioni e alla batteria di Jacopo Ausili. Un quartetto che ha maturato una sua personale cifra espressiva attraverso un percorso intrapreso nel vasto panorama del jazz contemporaneo e che ha fatto registrare una tappa significativa nel premio ottenuto al Jazz Festival Johnny Raducanu del 2018, dove i quattro musicisti hanno presentato una reinterpretazione del brano «La Mouffe» del pianista e compositore romeno scomparso nel 2011 e al quale è dedicata la stessa manifestazione. Un brano che troviamo incastonato in questo album, esempio tra i più emblematici dell’affinità interpretativa espressa da questo quartetto. Una caratteristica confermata peraltro anche negli altri brani, frutto di un’originale fantasia ben rappresentata dalla title track, illustrata dallo stesso chitarrista e titolare del lavoro discografico: «”Scarlet” può facilmente diventare “Scar Let: sfruttando il verbo “To Let” (lasciare, permettere) e il sostantivo “Scar” (cicatrice), il titolo suggerisce anche un lasciarsi cicatrizzare, un lasciarsi curare attraverso la musica». Una cura che lega, in una sorta di gioco di rimandi, note e parole, passando dai titoli – come, tra gli altri, «Alt Her Ego» o «Heartbeat»- ai suoi intrecciati dai quattro strumenti, che tratteggiano, brano dopo brano, un immaginario sonoro teso e, al tempo stesso, rilassato, declinando una palpabile tensione espressiva attraverso un equilibrio che si confronta felicemente anche con un’immediatezza comunicativa fresca ed efficace.