ITA giornaledibrescia.it, Rosario Rampulla (oct.2012)

Parla della necessità di «qualcosa di forte». E, per non smentirsi, regala musica che scuote, emoziona, colpisce.
Con «Need Something Strong» (uscito all’inizio di settembre), il chitarrista Francesco Diodati Neko centra un lavoro che è una summa di differenti prospettive jazzistiche: gioca coi modernismi, si arrampica su temi quasi da celluloide, sfiora universi acustici. Trova, in buona sostanza, il modo di attraversare, in qualche caso soggiornandovi più a lungo, tutte le stanze del palazzo del jazz, svuotando nel contempo il termine stesso da ogni significato stantio o, per dirla tutta, conservatore. Accompagnato da Francesco Bigoni (sax tenore e clarinetto), Francesco Ponticelli (contrabbasso e basso elettrico) e da Ermanno Baron (batteria), il guitar-leader (autore di tutti brani, fatta eccezione per due contributi di… Kurt Cobain e Thelonious Monk) mostra una verve compositiva incline ai cambi d’umore, all’estemporaneità. Scevro da protagonismi, Francesco Diodati Neko è più un tessitore di suoni, che si appoggia con convinzione al sax di Bigoni sia quando disegna la melodia avvolgente di «Struggle», sia quando – nella delicata «Loop Bed» – si rifugia in progressioni acustiche.
Ma non c’è semplicità nella musica di «Need something strong». Basterebbe ascoltare «Very Ape» per comprendere la portata delle intuizioni di Diodati, che non disdegna di «raddoppiarsi», usando elettrica e acustica per rafforzare «Teru», tra i brani più riusciti del cd. Collassi metropolitani, dialoghi eterei, accelerazioni e frenate improvvise. Anche «Brilliant Corners» acquista nuovi toni, tinte più vivaci. Prova superba di un musicista da tenere d’occhio. E siamo solo al secondo disco.