ITA Il Fatto Quotidiano, Paolo Odello (sep.2017)

Cosmopoliti per vocazione i Pericopes+1 hanno trovato nell’equilibrio fra echi jazz, elettricità e l’energia post-rock il giusto linguaggio per raccontarsi. Sintesi capace di annullare distanze geografiche e culturali. Legacy (secondo disco del trio, in uscita oggi) è testimonianza di una raggiunta maturità. Attingendo ai suoni metabolizzati in anni di esperienze individuali e collettive il trio – Emiliano Vernizzi (sax tenore), Alessandro Sgobbio (piano, Fender Rhodes), Nick Wight (batteria) – riprende in mano il lascito della musica di ieri per disegnare la nuova contemporaneità. Le dissonanze di (intro), in apertura, evolvono nella costruzione di un serrato dialogo a tre con Zardis per poi approdare alla riuscita pienezza di Markveien, Sgobbio e Wight a disegnare architetture per i voli di Vernizzi. November Tears prepara l’arrivo di Legacy (Vernizzi, suo anche (intro)), e qui l’ascoltatore è chiamato all’azione, a diventare il quarto componente del gruppo sollecitato com’è a fare i conti con il proprio bagaglio sonoro. A seguire Grossetto (Sgobbio, suoi anche i restanti 6 brani) con il sax incalzato da una batteria già pronta a diventare centrale in Reverences (a firmarlo è Wight). Poi Red Sand Town, Wie Die Blumen, e Major’s 10 che già guarda al futuro.