ITA il Giornale della Musica, Paolo Carradori (jan.2013)

Non è facile trovare un lavoro, come quello realizzato dal quartetto del chitarrista Francesco Diodati, che racchiuda in se un’idea della musica così netta e condivisa. L’ambientazione e l’estetica si sviluppano ai confini con le sonorità del jazz nordeuropeo: paesaggi onirici, colori trasparenti, visioni notturne. Ma nulla vola via, tutto è ben radicato dentro una traccia stilistica forte. Merito di Diodati che firma dieci brani – il quarto è “Very Ape” di Cobain, l’ultimo è un pirotecnico e geniale “Brilliant Corners”, omaggio a Monk – come dei suoi compagni di viaggio. I Neko non frequentano la melodia come feticcio, ma la vivono come spazio creativo dove poterla infrangere liberamente, scomponendola in mille prismi astratti. Su questa linea le ance di Francesco Bigoni, con una forte caratterizzazione vocale, ora dolente, ora frizzante, conquistano un ruolo decisivo nella direzione della musica. La chitarra di Diodati mantiene un costante e saturo sfondo sonoro, ma è attratta anche dalla fascinazione del solo. Il contrabbasso di Francesco Ponticelli e la batteria di Ermanno Baron entrano con classe nel gioco paritario garantendo trame, pulsioni e sonorità sospese.