ITA il Giornale della Musica, Paolo Carradori (sep.2013)

Pur nelle loro diversità progettuali ed estetiche sia Eponymous che Frontal ci regalano una bella ventata d’aria fresca, boccata d’ossigeno che ci fa riprendere dai rischi d’assopimento insiti in buona parte del panorama discografico nazionale. […] Anche in Frontal la breve apertura è il manifesto del disco: un impasto intrigante di suoni radicali che si disperdono lentamente nel silenzio. Musica strutturata, sinuosa, elegante, quella di Simone Graziano, sempre aperta agli intrecci di una font line di grande prestigio – David Binney al sax alto e Chris Speed al tenore – che garantisce un dialogo serrato, magicamente urbano e poetico. Come in “Tre Spirali”, dove i due si lanciano in una rocambolesca, sublime trama sonora; oppure negli unisoni ostinati e asfissianti di “Takehiko”, dove la travolgente, secca pulsione ritmica della batteria di Tamborrino si disperde in un sognante spazio dove emerge la cavata elegante, solida ed elastica del contrabbasso di Gabriele Evangelista. Graziano compositore, con Frontal, esprime un’estetica avanzata e avventurosa salvaguardando, senza nostalgie, come valori ancora decisivi: tema, arrangiamento e melodia, all’interno di una scrittura di notevole capacità descrittiva. Sul piano strumentale è essenziale, il suo pianoforte è più guida che protagonista. Salvo l’ultima traccia dove percorre, in solo, un viaggio intimo e commovente.